Pinacoteca di Brera Informazioni
Brera/Musica
PINACOTECA DI BRERA

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18/04/2019 Pinacoteca di Brera

Brera/Musica

Terzo giovedì del mese, tre euro, tre ore di musica.
La Pinacoteca di Brera propone una serata in musica con i giovani musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado per celebrare il dialogo tra le arti e il dialogo tra i musicisti e il pubblico.

Brera/Musica Orario: Dalle ore 18.00 alle 22.15 (chiusura biglietteria ore 21.40)

Dove: Pinacoteca di Brera

Ingresso: 3 euro

Dalle 18 alle 22.15 al costo di 3 euro sarà possibile ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e, nello stesso tempo, ascoltare gli allievi della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.
Come sempre la serata musicale offre al pubblico l’occasione di ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e naturalmente ascoltare i giovani interpreti, che si collocheranno in diverse sale all’interno della Pinacoteca: la scelta del programma, anche per marzo, scaturisce dalle emozioni suggerite dai dipinti.
Gli studenti saranno inoltre disponibili a rispondere alle domande del pubblico, in un inconsueto, dinamico scambio tra le arti.

 
 
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Programma

Il Pettirosso
Emanuele Gorla, Sara Campobasso, flauti traversieri
Tsuyoshi Uwaha, clavicembalo
(sala XXXVI)

Il Barocco milanese nel XVIII secolo
Un viaggio nella Milano di altri tempi. Dalla natura morta con zucca, pere e noci, passando per Il portarolo seduto su una cesta, i quadri del milanese Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, fanno da perfetto sfondo alle sonate di compositori come Lampugnani, Brivio, i fratelli Sammartini, suoi concittadini.Nella sala XXXVI possiamo così rivivere l’atmosfera di un salotto milanese del primo Settecento, ascoltando composizioni sicuramente meno ricercate di quelle dei grandi autori settecenteschi a cui siamo abituati. Le sonate scelte sono il perfetto esempio di un nuovo gusto musicale più semplice e immediato.
(Il Pettirosso, note)

Giuseppe Ferdinando Brivio, Sonata I op. 1 (allegro – andante un poco allegro – presto)
Giovanni Battista Lampugnani, Sonata VI op. 1 (allegro – adagio – allegro)
Giovanni Battista Sammartini, Sonata in sol magg. per cembalo solo
Giuseppe Ferdinando Brivio, Sonata IV op. 1 (andante – allegro – gratioso – allegro)
Giovanni Battista Sammartini, Sonata II op. 4 per due flauti senza basso (allegro – adagio – allegro)
Giuseppe Sammartini, Sonata XI op. 1 (allegro – largo – presto)

 
Matteo Vacca, violino
(sala I a, sala VI, sala IX, sala XV, sala XIX)

Per quanto il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, artisticamente parlando ma non solo, possano apparire molto lontani da noi e, in primo luogo, a loro modo, imbrigliati in formalismi esteriori, è proprio in quei duecento anni circa che vede la luce per la prima volta una rigorosa formulazione e applicazione di un principio retorico al mondo musicale. Nasce infatti la “teoria degli affetti”, o “Affektenlehre”. Ed ecco che due opere di un compositore tanto isolato da potersi considerare sostanzialmente fuori tempo, per così dire; opere che potrebbero colpire unicamente per la loro austerità, solennità e maestosità, sorprendono oltre ogni dire. La prima sonata per violino solo di Johann Sebastian Bach si tinge di toni ora mesti, come nell’adagio, che, per la sua particolare struttura, pare quasi una fantasticheria, una meditazione, costruita su poche lucide suggestioni, ora più drammatici, come nella potente, concisa ed estremamente energica fuga (in tempo di allegro). Nella siciliana il carattere è straordinariamente intimo e raccolto, quasi elegiaco, mentre il presto finale, pur nel suo essere così concitato, possiede una potenza statuaria di comunicazione, e conclude degnamente l’opera. La seconda partita, per via delle danze, ha un valore aggiunto di maggiore scorrevolezza e narratività, procede più cadenzata e direzionata, sin dall’allemanda, quasi una trenodia, attraverso la corrente, intrinsecamente inquieta e agitata, la sarabanda, dignitosa riflessione sulle dolcezze e le amarezze dell’esperienza umana, la giga, molto simile al presto della prima sonata, per arrivare, infine, alla leggendaria ciaccona, brano eccezionale che riassume in sé tutto quanto detto finora.
Per quanto riguarda i legami con le opere esposte alla Pinacoteca di Brera, la pluralità di temi religiosi e quindi di situazioni emotive e la evidente dimensione narrativa degli Affreschi dall’Oratorio Porro di Maestro di Macchirolo (sala I a) ben si adattano a entrambi i lavori musicali proposti; il Cristo morto e tre dolenti di Andrea Mantegna, nonché il San Sebastiano di Liberale da Verona e la Pietà di Giovanni Bellini (sala VI) ben si accompagnano al cadenzare mesto e funereo della seconda partita: il grandioso respiro i tali opere richiama alla mente anche la libertà formale dell’adagio della prima sonata. Circa tutte le opere della sala IX, per i loro argomenti religiosi e la grande scorrevolezza tematica, si prestano ai toni solenni di entrambe le composizioni bachiane (in particolare, a mio parere, il San Girolamo penitente di Tiziano Vecellio e il Cristo nell’Orto del Veronese); il San Francesco riceve le stimmate di Vincenzo Campi (sala XV) può essere magnificamente arricchito dai toni quasi trasfigurati della ciaccona che conclude la seconda partita; i ritratti della sala XIX hanno quasi da essere approfonditi grazie a un potenziamento dell’introspezione che solo la presenza di una musica, in verità di qualsiasi genere, può aiutare l’osservatore ad acquisire; per il Compianto sul Cristo morto vale quanto già detto precedentemente sui toni sia drammatici sia religiosi, in quanto probabilmente motivo di, se non ispirazione diretta, quantomeno suggestione comune proveniente dalle Sacre Scritture per entrambi gli artisti.
(Matteo Vacca, note)

Johann Sebastian Bach
Sonata n. 1 in sol min. BWV 1001
Partita n. 2 in si min. BWV 1002

 
Camilla Tosetti, flauto
(sala XXXVIII)

Il bacio di Hayez (sala XXXVIII) presenta più significati, tutti legati fondamentalmente alla situazione dell’Italia durante il Risorgimento: l’uomo e donna, attraverso l’impeto del loro bacio, incarnano l’ardore tipico dei giovani unito all’amore per la patria e alla voglia di riscattare l’orgoglio dell’Italia. L’uomo, i cui vestiti ricordano quelli di un combattente volontario, è in procinto di andarsene mentre la donna cerca di trattenere come meglio può, con un abbraccio, il suo amante consapevole che egli potrebbe andare incontro alla morte.
Questo sentimento di passione ardente che Hayez è riuscito a fissare in questo dipinto può essere enfatizzato con la musica, in particolare con la Sonata “Appassionata” di S. Karg-Elert, che con un susseguirsi di momenti a tratti travolgenti a tratti malinconici sembra raccontare i sentimenti dei protagonisti del dipinto.
(Camilla Tosetti, note)

Sigfrid Karg-Elert
Sonata “Appassionata”
Ciaccona op. 107
Eugène Bozza, Image
Saverio Mercadante, Variazioni su Là ci darem la mano
Georg Philipp Telemann, Fantasia n. 2-10

 
 
ph Denise Prandini

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