Pinacoteca di Brera Informazioni

Ritratto del conte Antonio di Porcia e Brugnera

Il dipinto al termine del restauro, nella sua cornice (fig. 1)
Il dipinto al termine del restauro, nella sua cornice (fig. 1)

Il restauro è iniziato nel marzo 2014 ed è terminato nell’ottobre dello stesso anno.
Il dipinto è databile fra il 1535 ed il 1540, ed è firmato con caratteri latini capitali sul davanzale a destra: “TITIANVS” (fig. 1). Il conte Antonio Porcia era membro di un’importante casata friulana. La tela, originariamente collocata nel castello di famiglia, passò per via ereditaria prima in Carinzia e poi a Milano, per essere donata alla Pinacoteca di Brera nel 1891.

A sinistra, riflettografia IR con rilievo grafico delle differenti ripiegature della tela (fig. 2). A destra, dettaglio del volto in luce radente prima del restauro, RX, e UVF (fig. 3)
A sinistra, riflettografia IR con rilievo grafico delle differenti ripiegature della tela (fig. 2). A destra, dettaglio del volto in luce radente prima del restauro, RX, e UVF (fig. 3)

Prima di essere consegnata alla Galleria l’opera fu affidata al famoso restauratore Luigi Cavenaghi. L’opera aveva subito nel corso del tempo alcune manomissioni, dovute a ripetuti cambi di formato con adattamento di telaio e cornice, che l’avevano danneggiata significativamente lungo il perimetro (fig. 2). Erano inoltre presenti lacerazioni della tela di supporto e altri danni, per ovviare ai quali il dipinto era stato applicato su una tela di rifodero ed ampiamente ritoccato (fig. 3). Inoltre su tutto lo sfondo era stato steso uno strato nero che ritagliava il profilo della figura, coprendo completamente il paesaggio, il fondo scuro e la firma.

A sinistra, dettaglio della mano sinistra in luce visibile prima del restauro, RX e IRR (fig. 4). A destra, foto del dipinto dopo il restauro di Cavenaghi, realizzata nel 1892 da Luigi Dubray (fig. 5)
A sinistra, dettaglio della mano sinistra in luce visibile prima del restauro, RX e IRR (fig. 4). A destra, foto del dipinto dopo il restauro di Cavenaghi, realizzata nel 1892 da Luigi Dubray (fig. 5)
In alto, macrofotografia 200x della tela originale, microscopio digitale (fig. 6). In basso, campione stratigrafico sull’ombra rossa della mano sinistra in luce visibile, fluorescenza ultravioletta, ed ESEM/EDS  (fig. 7)
In alto, macrofotografia 200x della tela originale, microscopio digitale (fig. 6). In basso, campione stratigrafico sull’ombra rossa della mano sinistra in luce visibile, fluorescenza ultravioletta, ed ESEM/EDS (fig. 7)

Nel 1891 la pulitura del dipinto ad opera di Cavenaghi portò quindi alla luce alcune aree in cattivo stato di conservazione, in particolare lungo il lato destro un’ampia fascia chiara segnalava l’assenza ormai di colore originale sulla preparazione bianca della tela. Le dita della mano sinistra del conte erano state completamente ridipinte e poi scontornate dal fondo nero, tolto il quale ora rimanevano isolate ed incongrue (fig. 4). Per questo il restauratore ottocentesco al termine del restauro decise di coprire la fascia chiara, e le dita posticce, con una modifica della raffinata cornice intagliata e dorata che ancora contiene l’opera (fig. 5).

Il restauro del 2014 aveva come obiettivo la rimozione delle vernici, dei ritocchi e delle sapienti patinature di Cavenaghi, ormai alterate, che rendevano l’immagine poco leggibile sia nei tratti decisi del volto, sia nel paesaggio o negli scuri offuscati. C’erano inoltre alcuni sollevamenti del colore, soprattutto lungo il perimetro.

Dettaglio della mano destra in luce visibile, RX e IRR (fig. 8)
Dettaglio della mano destra in luce visibile, RX e IRR (fig. 8)

La complessità dell’intervento era legata principalmente al differente stato di conservazione delle varie parti del dipinto, era quindi importante riuscire a distinguere preliminarmente le parti originali da quelle di rifacimento, specialmente sulla mano sinistra, sul paesaggio e sul volto. Sono state quindi impiegate numerose tecniche diagnostiche, fra le quali la riflettografia, l’infrarosso falso colore, la fluorescenza ultravioletta, la radiografia, la fluorescenza X, la spettrometria colorimetrica in riflettanza ed alcuni campioni stratigrafici. Dall’incrocio dei vari risultati è stato possibile ottenere un quadro significativo della tecnica esecutiva e dello stato di conservazione dell’opera.
Al termine del restauro l’immagine ha riacquistato una buona leggibilità. Il ritratto ha ripreso forza espressiva, il paesaggio chiarezza e profondità, il panneggio scuro ed il fondo la sottile modulazione dei toni, ed alcuni dettagli come una minuta scena bucolica nel primo piano del paesaggio, la mano destra che tiene un guanto e la spada e la stessa firma sono ora godibili. Lo studio accurato della mano di rifacimento, e più in generale del margine destro e del paesaggio, ha consentito di fare chiarezza liberando quanto possibile le parti originali dalle aggiunte successive. Alcuni dei ritocchi di Cavenaghi in prossimità del perimetro son stati comunque lasciati, laddove si è ritenuto che una rimozione non avrebbe liberato porzioni originali nascoste o facilitato la lettura dell’immagine.
Infine il dipinto è stato ricollocato nella cornice ottocentesca, ed è tornato al suo posto nella sala XIX della Pinacoteca di Brera.

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