Pinacoteca di Brera Informazioni
Brera/Musica
PINACOTECA DI BRERA

Via Brera, 28
20121 Milano
fax: +39 02 720 011 40
pin-br@beniculturali.it

Segreteria della direzione

Amedea Fariello
tel. +39 02 722 63 203

PRENOTAZIONI

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tel. 02 92 800 361

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19/09/2019 Pinacoteca di Brera

Brera/Musica

Terzo giovedì del mese, tre euro, tre ore di musica.
La Pinacoteca di Brera, grazie alla collaborazione con il Maestro Clive Britton, propone una serata in musica con i giovani musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado per celebrare il dialogo tra le arti e il dialogo tra i musicisti e il pubblico.

Brera/Musica Orario: Dalle ore 18.00 alle 22.15 (chiusura biglietteria ore 21.40)

Dove: Pinacoteca di Brera

Ingresso: 3 euro

Dalle 18 alle 22.15 al costo di 3 euro sarà possibile ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e, nello stesso tempo, ascoltare gli allievi della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.
Come sempre la serata musicale offre al pubblico l’occasione di ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e naturalmente ascoltare i giovani interpreti, che si collocheranno in diverse sale all’interno della Pinacoteca: la scelta del programma scaturisce dalle emozioni suggerite dai dipinti.
Gli studenti saranno inoltre disponibili a rispondere alle domande del pubblico, in un inconsueto, dinamico scambio tra le arti.

 
 
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Programma

Miklos Papp, violino
Alessandro Bono, violoncello
Beatriz Cortesão, arpa

Jacques Ibert, Trio pour violon, violobcelle et harpe (1944)
Alessandro Bono, Duo per violoncello e arpa (2019)

“Il Trio per violino, violoncello e arpa fu scritto tra il 1943 e il 1944, come dono di Ibert alla figlia Jacqueline, talentuosa arpista allora ventenne. La composizione lascia trasparire un gusto per l’eclettismo stilistico. Il primo movimento è influenzato dalla scrittura cameristica bachiana (le melodie e i gesti strumentali ricordano preludi e danze di suite e partite), resa “liquida” dalle tessiture e dagli intrecci che richiamano sonorità flou debussiane, o talvolta “geometrica” e incisiva, dai ritmi dispari che ricordano alcuni passaggi dello Stravinskij barocco di Dumbarton Oaks.
L’uso di una struttura formale tripartita, su cui si basano contemporaneamente ciascun movimento e l’intera composizione (come un gioco di scatole cinesi), insieme alla creazione di particolari nuance timbriche, stabiliscono un punto di contatto tra gli elementi astratti della musica e le proprietà del suono stesso. Ibert parte da strutture armoniche e formali tradizionali per ragionare su effetti espressivi e coloristici moderni, figli delle nuove correnti musicali francesi del XX secolo. Attraverso questa indagine su forma e rappresentazione è possibile tracciare un parallelo con le opere pittoriche di Maurice Estêve (Intérieur à La Baie – sala XXIII) e George Braque (Le Guéridon Vert Devant La Fenêtre – sala XXIII). I due pittori pongono le basi di una riflessione sulla percezione del volume e dello spazio attraverso l’uso geometrico “astrattizzante” del colore puro: il dualismo concreto-astratto nasce dall’esperienza e successiva messa in discussione delle correnti del post-impressionismo (Cézanne), del cubismo (Picasso) e fauve (Matisse). L’autore ci lascia immedesimare nel contesto intimo famigliare della composizione. Il suono dell’arpa come strumento solista, il carattere ora allegro, ora affettuoso del primo movimento, quello appassionato del secondo, e il finale di nuovo scherzoso in forma di moto perpetuo, fanno di questa composizione una “cartolina”, un oggetto affettivo che ritrae il tempo e i luoghi vissuti dal padre compositore e la figlia dedicataria, ovvero Roma e Parigi durante la seconda guerra mondiale.
Un aneddoto racconta che questo “dono” simpatico e affettuoso fosse stato commissionato dalla giovane Ibert al padre in cambio di scorte di sigarette, di difficile reperimento.
Il compositore era infatti stato da poco costretto ad abbandonare la sua cattedra presso Villa Medici a Roma, a causa dell’entrata in guerra dell’Italia fascista contro la Francia”.
(Papp, Bono, Cortesão, note)

 
 
Antonio Di Donna, flauto
Gianmarco Frau, chitarra

Astor Piazzolla, Histoire du Tango – Cafè 1930 – Nightclub 1960
George Friedrich Haendel, Sonata in la minore
Johann Sebastian Bach, Sonata in do maggiore

“Il percorso musicale si svilupperà nelle sale XXXVII e XXXVIII, in una dimensione di sintonia tra musica e opere esposte. Histoire du Tango: in quest’opera, in cui Piazzolla racconta la storia del tango, di cui si eseguiranno due movimenti (Cafè 1930, tango lento e romantico, e Nightclub 1960, tango argentino unito alla bossa nova brasiliana), si percepirà sia la passione ardente tipica del tango sia quella più romantica e quasi misteriosa suggerita dalle opere della sala come Il bacio di Francesco Hayez, quadro che raffigura un giovane uomo e una giovane donna stretti in un abbraccio appassionato mentre si baciano con trasporto, e l’Odalisca, sempre di Hayez, figura che fu motivo di sogni proibiti poiché segregata negli harem e per questo inaccessibile. La Sonata in la minore di Haendel si sviluppa in quattro movimenti.
– Larghetto: dai toni misteriosi e tristi, riconducibili al dipinto Malinconia di Hayez, il movimento simboleggia la frustrazione provata dall’autore, deluso dalle aspettative patriottiche risorgimentali.
Allegro (I e II): il primo allegro dai toni rapidi e quasi ansiosi in alcune battute induce a fare un collegamento con il dipinto L’ira di Marte trattenuto da Venere di Andrea Appiani. La dea dell’amore cerca di bloccare Marte, il quale, con la spada sguainata, insegue Adone per ucciderlo. Invece il secondo allegro, dal carattere più frizzante e leggiadro, sebbene la tonalità sia in minore, è da associare a Gli svaghi di Venere e Marte, sempre di Appiani, dipinto che mostra le due divinità intente a farsi un bagno aiutate da Venere e dagli amorini.
Adagio: unico movimento in tonalità maggiore, possiede toni molto più sereni e calmi in netto contrasto con gli altri movimenti. Il dipinto al quale è associato questo movimento è Un dopopranzo (il pergolato) di Silvestro Lega: vi si raffigura con sguardo affettuoso un piccolo mondo borghese e femminile sui colli a Piagentina, località fiorentina dove si riunivano molti pittori macchiaioli.
La Sonata in do maggiore di Bach è una sonata per flauto e basso continuo realizzato dal clavicembalo. Dopo un breve adagio che serve da introduzione, il presto e l’allegro seguenti danno modo al flauto di mostrare tutte le sue possibilità: l’allegro sembra addirittura parafrasare il virtuosismo violinistico, che ritroviamo nel ritratto di Hayez nel dipinto Pietro Rossi.
L’autore vi rappresenta un eroico episodio di resistenza al dispotismo contro la città di Venezia”.
(Di Donna, Frau, note)

 
 
Timothy Nastasi, traversa
Laura Minguzzi, traversa
Anna Venutti, traversa
Emanuele Gorla, traversa e liuto

Claudin de Sermisy, Allez soupirs enflammez
Clément Janequin, Qu-est-ce d’amour
Claude Gervaise, Elle, voyant approcher
Guillaume Le Heurteur, Je ne puis pas
Claudin de Sermisy, Le content est riche
Jacobus Clemens, Adieu delices de mon coeur
Jacobus Clemens, La, la, maistre Pierre
Jacotin, Si bon amour
Claudin de Sermisy, Joyssance vous donnerai
Jousquin de Prez, Mille regretz

Jouyssance vous donneray”: chansons francesi per consort di traverse rinascimentali
“I dipinti presenti dell’eclettica Sala XV della Pinacoteca di Brera illustrano alla perfezione il repertorio di chanson francesi che nel secolo di Francesco I costituiscono un punto di incontro delle tematiche del profano con frequenti riferimenti al sacro, nei testi, nelle forme e nei disegni melodici. Evidente è la trasversalità delle opere esposte: dalle tele “gastronomiche” di Vincenzo Ciampi alle Veneri di Boccaccino e Peterzano e alle sacre conversazioni (Figino, Campi, Bramantino); dalla magnifica ritrattistica dal Foppa a calze blu del Figino a Silvestro Lega e a Modigliani; dalle scene di contemplazione della natura (Morandi, Soffici, Mafai, van Rysselberghe) a quelle di vita cittadina (Boccioni, Severini).
Un mondo plurisecolare che si intreccia con la molteplicità tematica e l’invenzione della chanson sia nel contrasto formale sia nella freschezza e jouyssance dello spirito rinascimentale che la genera”.

(Nastasi, Minguzzi, Venutti, Gorla, note)

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