Pinacoteca di Brera Informazioni
Brera/Musica
PINACOTECA DI BRERA

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16/01/2020 Pinacoteca di Brera

Brera/Musica

Terzo giovedì del mese, tre euro, tre ore di musica.
La Pinacoteca di Brera propone una serata in musica con i giovani musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado per celebrare il dialogo tra le arti e il dialogo tra i musicisti e il pubblico.

Brera/Musica Orario: Dalle ore 18.00 alle 22.15 (chiusura biglietteria ore 21.40)

Dove: Pinacoteca di Brera

Ingresso: 3 euro

Dalle 18 alle 22.15 al costo di 3 euro sarà possibile ammirare l’intera collezione della Pinacoteca di Brera.
Allo stesso tempo, gli allievi della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado suoneranno nelle splendide sale riallestite fino alle 21.15.
Come sempre la serata musicale offre al pubblico l’occasione di ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e naturalmente ascoltare i giovani interpreti, che si collocheranno in diverse sale all’interno della Pinacoteca: la scelta del programma, anche per marzo, scaturisce dalle emozioni suggerite dai dipinti.
Gli studenti saranno inoltre disponibili a rispondere alle domande del pubblico, in un inconsueto, dinamico scambio tra le arti.

 
 
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Programma

Davide Dipilato, Matteo Magaraci, chitarre

Il repertorio comprende brani scritti in alcune delle forme musicali più importanti e ricorrenti della storia della musica: il preludio e fuga, la sonata (anche intrecciata col canone) e il tema e variazioni. Uno dei caratteri conduttori di questi pezzi è la tranquillità, espressa in modi differenti.
Nel preludio in mi maggiore di Castelnuovo-Tedesco è presente una situazione di pace, un’attitudine alla preghiera fiduciosa, ben riconducibili alla Predica di S. Marco in una piazza di Alessandria d’Egitto (Gentile e Giovanni Bellini, sala VIII), con tutta la somma dei credenti riunita nel rito. Nel secondo movimento della sonatina canonica di Castelnuovo-Tedesco e nel terzo movimento del duo di Lohyer siamo di fronte alla descrizione del locus amoenus e di una tranquillità suggerita dal paesaggio bucolico, descritto da Giovanni Fattori ne Il riposo (sala XXXVIII), con la rappresentazione un luogo accogliente dove fermarsi all’ombra dei buoi per riprendersi dalla fatica del lavoro. La campagna qui rappresentata è la Maremma, che si lega quindi ancora di più al compositore fiorentino Castelnuovo-Tedesco.
Vi è poi la tranquillità che, seppure parta da un dolore, quello della morte, conduce alla consapevolezza che questa non è l’ultima parola: è il caso della fuga elegiaca scritta alla morte di Ida Presti, che con Alexander Lagoya componeva il duo chitarristico più importante del ‘900. Per tutto il brano il dolore si fa sempre più pungente, fino alla ripresa finale, dove esplode potentissimo. E da questa esplosione deriva la conclusione che porta alla risoluzione sull’accordo maggiore, dando un respiro di pace al pezzo. È dunque evidente il collegamento con il Cristo in pietà tra la Vergine e San Giovanni (di Benozzo Gozzoli, sala V) che viene rappresentato in piedi nel sepolcro.
(Dipilato/Magaraci, note)

PROGRAMMA
Mario Castelnuovo-Tedesco
Preludio e fuga op. 199 n. 4 in mi maggiore
Fuga elegiaca
Sonatina canonica

Antoine de Lohyer, Duo concertante op. 34 n. 2
Ferdinand Rebay, Tema e variazioni sulla Sarabanda di Händel

 
 
Chiara Busi, Arturo Peinado Sanchez, Laia Blasco, Ninon Dusollier, consort di flauti

Adieu mes Amours
Opera di riferimento: Gli amanti, Paris Bordon (sala XVIII).
Chi è il personaggio che osserva ai due innamorati? Sarà l’organizzatore o il testimone del matrimonio o, al contrario, l’allegoria dell’amante che vede come la sua amata venga consegnata a un altro uomo? Lo sposo ufficiale sembra aggrapparsi alla donna e la circonda con le sue braccia. La donna appoggia dolcemente la sua testa. Sarà un gesto di amore sincero? E a chi rivolge il suo sguardo l’uomo misterioso… suo marito cova sospetti di una relazione proibita?
Dal modo in cui il marito abbraccia e osserva la moglie si potrebbe dire che vuole allontanarla da quell’uomo. Neanche gli studiosi si sono messi d’accordo sull’enigmatica presenza, ed è per questo che proponiamo un programma di tematica amorosa. Tutte le opere selezionate fanno riferimento ai diversi affetti che ci suggerisce l’opera di Bordon. La battaglia di Heinrch Isaac può rappresentare la difficile lotta che intrattengono questi due uomini per vincere l’oggetto di desiderio che è la bella donna, protagonista dell’opera. Amour amour, di Hayne van Guizeghem ci trasporta all’amore più puro, sincero e universale. A vous je vieng di Infantis ci svela l’amante che cerca la sua amata, o al contrario, la donna che si lascia vincere dalle convenzioni dell’epoca lasciandosi andare, sconfitta, tra le braccia del suo uomo. Adieu mes amours, del grande Josquin Desprez, è l’opera che dà il titolo al nostro programma ed è quella che ci ispira nel trovare la nostra ipotesi sul quadro: due amanti che devono separarsi e l’istante in cui si salutano per l’ultima volta viene sancito eternamente. Quell’ultimo sguardo, che la donna dirige verso l’uomo, rimarrà per sempre indimenticabile nel ricordo di entrambi.
Risulta infine difficile stabilire se il dipinto ci ispiri tristezza, a causa del destino infelice che sembrano subire gli amanti, oppure la felicità che solo l’amore più puro può dare e che rimane per sempre nei cuori e nei ricordi dei due amanti.
(Busi, Sanchez, Blasco, Dusollier, note)

PROGRAMMA
Heinrich Isaac, A la battaglia
Gilles Mureau, Je ne fay plus
Hayne van Ghizeghem, Amours amours
Alexander Agricola, C’est mal charche
Heinrich Isaac, E qui le dira
Jean Japart, Nenciozza mia
Josquin Desprez, Adieu mes amours
Infantis (¿?), A vous ie vieng
Loyset Compere, Ung franc Archerallons ferons barbe
Alessandro Marcello, Concerto per 4 flauti in G mayor (andante – presto – allegro)
Hans Ulrich Staeps, 7 flotentanze (tibia – Schalmy – Czakan – Syrinx – dolzflote – sambuca – tabour – pipe)

 
 
Chiara Caramia, flauto

La caratteristica che ha da sempre accomunato ogni vera manifestazione artistica, dall’arte figurativa alla musica, è la capacità di raccontare qualcosa, la potenzialità narrativa, spesso anche in maniera inconscia. Nella Partita in la minore BWV 1013, un insieme di quattro danze sapientemente alternate secondo le norme della suite francese, l’esecutore è chiamato quasi a esercitare una sorta di contrappunto immaginario a due voci, illusoriamente evocate dalla sagace contrapposizione dei registri estremi di uno strumento monodico quale il flauto. Nel suo susseguirsi di caratteri diversi, all’interno del fluire costante di crome e semicrome tipico del continuum ritmico barocco, Bach costruisce, movimento dopo movimento, un’architettura perfetta, una forma ineccepibile che accoglie e ospita un contenuto altissimo, di stupefacente bellezza, che di umano ha ben poco, capace di raccontare l’ineffabile. Questo brano iniziale ben descrive l’ideale predisposizione dell’ospite della Pinacoteca di Brera che si appresta alla fruizione delle numerose e preziosissime opere d’arte ivi conservate. La visita al Museo, se si considera l’arte contenuta alla stregua della Partita in la minore, dovrebbe essere come eseguire Bach per il celebre direttore d’orchestra John Eliot Gardiner: “Tuffarsi in un paesaggio sottomarino: mentre sull’acqua sentiamo il sordo rumore della quotidianità, sotto ci si svela l’inimitabile magia sonora bachiana, con la sua varietà di colori, la nitidezza dei contorni, la profondità armonica e la fluidità dei movimenti e i ritmi sottostanti”.
Quello che veicola Debussy con la sua musica è invece un altro tipo di contenuto, più frivolo e sensuale. In Syrinx, musica di scena per flauto solo scritta per il dramma di Gabriel Mourey, Psiché (1913), la storia raccontata è quella del dio Pan che, innamorato della ninfa Siringa e non corrisposto, vuole lasciarsi morire ma, prima di togliersi la vita, trasforma la canna in cui si era tramutata la ninfa per scappare dal dio in uno strumento, la siringa o flauto di pan, da cui prende il titolo la composizione.
Nel solo iniziale di Prélude à l’après-midi d’un faune Debussy reinventa, per così dire, il flauto: dalla tradizionale simbologia bucolica a cui lo strumento è legato da tempo, il flauto diventa espressione magnetica, incantatrice e sensuale di anelito erotico, malinconia ed estasi. Il protagonista è un vecchio fauno che, svegliandosi, si domanda se le ninfe sognate possano appartenere davvero alla realtà.
Il soggetto delle ninfe è comune all’opera di Bernardino Luini Ninfe al bagno (ca. 1514), un affresco staccato conservato nella sala X del museo e proveniente dalla villa Pelucca di Sesto San Giovanni. Il tema delle bagnanti in paesaggi boschivi è molto ricorrente nella pittura del Cinquecento e, in particolare, nella versione presentata da Luini sembra quasi echeggiare la melodia sinuosa di un flauto in un’atmosfera torpida e indolente.
La Sonata appassionata op. 140 in fa# minore è un brano per flauto solo di S. Karg-Elert (1917) costituito da un unico movimento con varie sezioni differenziate per carattere e tempo, con pochi temi contrastanti costantemente variati, trasformati nei caratteri espressivi (ritmici e dinamici), o ripetuti talvolta in un tempo completamente diverso. Il componimento sembra descrivere i diversi momenti che caratterizzano una storia d’amore, dai più dolci ai più struggenti, da quelli burrascosi a quelli rassicuranti. Il brano sembra quasi tradurre in musica i sentimenti che traspaiono nell’iconica tela di Francesco Hayez, Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo Quattordicesimo (1859): i due giovani raffigurati, stretti in un abbraccio appassionato, si scambiano una fugace effusione d’amore all’interno dello spazio vuoto di un edificio antico. A un livello di lettura più avanzato, il significato di quest’opera trascende quello di un semplice bacio: vi si esprime l’amore per la patria e il grande interesse per la nascente nazione italiana. Allo stesso modo, la Sonata appassionata di S. Karg-Elert può essere considerata come omaggio alla passione intesa in un senso più esteso, come sentimento fatto di grandi sensazioni perturbanti e forti commozioni dell’animo che possono coinvolgere altri ambiti della vita oltre a quello amoroso.
A chiudere il programma c’è l’aria tratta dalla Danza degli spiriti beati di Gluck. Il brano, appartenente al secondo atto dell’opera Orfeo ed Euridice (1762), ben si sposa con il clima intimo e malinconico che traspare in Odalisca di Hayez (1839), sala XXXVII. La figura di Euridice, discesa agli Inferi dopo essere stata uccisa da un serpente velenoso per sfuggire a una violenza, richiama alla mente quella delle odalische, un soggetto che vide grande fortuna artistica durante l’intero Ottocento. Così come le odalische, creature inaccessibili segregate negli harem, erano le protagoniste più frequenti dei sogni proibiti degli uomini del tempo, Euridice diventa ossessione e desiderio disperato di Orfeo, a cui gli dèi, mossi a pietà, danno infine la possibilità di scendere agli inferi per riportare la moglie alla vita. Nel secondo atto dell’opera di Gluck, Orfeo invoca gli spiriti beati dei Campi Elisi di condurgli la sua sposa e la luminosa e nitida dolcezza del flauto sembra quasi descrivere musicalmente i morbidi lineamenti della figura dipinta da Hayez.
(Caramia, note)

PROGRAMMA
Johann Sebastian Bach, Partita in la minore BWV 1013 (allemande, corrente, sarabande, bourrée anglaise)
Claude Debussy, Syrinx
Prélude à l’apres-midi d’une faune
Sigfrid Karg-Elert, Sonata appassionata op. 140 in fa# minore
Christoph Willibald Gluck, Danza degli spiriti beati da Orfeo ed Euridice

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