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Madonna con Bambino in gloria e angeli

Scheda tecnica
  • Titolo
    Madonna con Bambino in gloria e angeli
  • Dimensioni
    mm 282 x 233
  • Inventario
    297

Il disegno apparteneva, come la Nascita del Battista (inv. 126), alla collezione di Filippo Acqua di Osimo (1737-1808), giunta in Accademia di Brera nel 1857 ed entrata a far parte del costituendo Gabinetto dei Disegni della Pinacoteca nel 1901. A causa delle lacune, nel corso del restauro (1986), il foglio è stato staccato dal montaggio Acqua, come rileva una fotografia scattata prima dell’intervento e conservata presso il Gabinetto e dalle indicazioni di Giulio Bora (in Il Seicento 1973, p. 20, n. 26). Al recto del montaggio –identico alla Nascita già citata – era annotato il numero “36” che, nell’elenco stilato al momento dell’ingresso in Accademia, corrispondeva al disegno attribuito a Perin del Vaga, antica attribuzione presente al recto (Valli 1995, p. 54).

Ricondotto a Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, viene dapprima messo in relazione al disegno, di medesimo soggetto, conservato alla Biblioteca Reale di Torino (inv. D.C. 16218 – cat. 15/36; Pouncey 1959, p. 297; G. Bora, Il Seicento 1973, p. 20, n. 26) e in seguito riconosciuto come studio preparatorio per la pala della Madonna con il Bambino, san Francesco e san Giovanni Battista, già nella chiesa dei cappuccini di Castellazzo Bormida, ora in quella di Tortona (Romano 1984, p. 539).

In tale occasione è, inoltre, sottolineata la superiorità esecutiva rispetto alla prova della Reale, giudicata replica tarda, così come i Putti in volo della Pinacoteca di Varallo Sesia (inv. 1106; G. Romano, in Guglielmo Caccia 1997, pp. 138-139, n. 47): fogli questi interpretati come disegni dell’artista a scopo propedeutico per la figlia Orsola Maddalena e i suoi seguaci.

Questa sequenza individuata da Romano sintetizza tale processo, funzionale al lavoro di bottega: il modello braidense viene didascalicamente approntato nel disegno torinese, da cui sono isolati e replicati i diversi putti delle prove coeve di Varallo (invv. 1104, 1106; Rosci 1960, pp. 102-103, nn. 4-5) eseguiti con il medesimo tratto calligrafico.

La prova braidense è caratterizzata da una scrittura a penna nervosa e sottile e da un impalpabile segno sottostante a matita rossa. Appartiene agli anni in cui il pittore è attivo a Milano (1613-1619 ca.) nei principali cantieri ecclesiastici (Bava 1997, pp. 18-20) – accanto a Giulio Cesare Procaccini, Cerano, Morazzone – e gode di una indiscussa considerazione, presso i contemporanei.

È confrontabile, infatti, con gli studi per l’Adorazione dei Magi della cappella della Natività in sant’Alessandro a Milano (Oporto, inv. 48/29; N. Turner, in European Master 2000, p. 309, n. 18) per le diverse soluzioni di angeli, impiegate in alcune opere milanesi (Genova, Gabinetto dei Disegni di Palazzo Rosso, inv. 1949; G. Romano, in La collezione 2007, p. 148, n. 46), e ancora con l’Approdo in Egitto della Sacra Famiglia in collezione privata (G. Romano, in Guglielmo Caccia 1997, pp. 102-103, n. 29) e i disegni già posseduti da Carlo Prayer (Morandotti 2008, p. 272, nota 67, tavv. 85-86).

 

Bibliografia: A. Bava, Guglielmo Caccia detto il Moncalvo – Una biografia, in Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568- 1625). Dipinti e disegni, catalogo della mostra (Casale Monferrato, Museo Civico, 1997), a cura di G. Romano, C. Spantigati, Casale Monferrato 1997, pp. 17-25; Disegni lombardi del Cinque e Seicento della Pinacoteca di Brera e dell’Arcivescovado di Milano, catalogo della mostra, a cura di D. Pescarmona, Firenze 1986; European Master drawings from Portuguese collections, catalogo della mostra, a cura di N. Turner, Lisbona 2000; La collezione di Roberto Longhi: dal Duecento a Caravaggio a Morandi, a cura di M. Gregori (Alba, Fondazione Ferrero), Savigliano 2007; Il Seicento lombardo. Catalogo dei disegni, libri, stampe, catalogo della mostra, Milano 1973; Italian drawings in the Art Institute of Chicago, a cura di H. Joachim, S. Folds McCullagh, Chicago 1979; Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625). Dipinti e disegni, catalogo della mostra, a cura di G. Romano, C. Spantigati, Casale Monferrato 1997; A. Morandotti, Il collezionismo in Lombardia: studi e ricerche tra ‘600 e ‘800, Milano 2008; P. Pouncey, recensione ad A. Bertini, I disegni italiani della Biblioteca Reale di Torino, in “The Burlington Magazine”, 676-677, 1959, p. 297; G. Romano, Sui disegni del Moncalvo alla Biblioteca Reale di Torino, in Scritti di storia dell’arte in onore di Federico Zeri, II, Milano 1984, pp. 535-544; M. Rosci, Pinacoteca di Varallo, Varallo 1960; Seicento lombardo a Brera. Capolavori e riscoperte, catalogo della mostra (Milano. Pinacoteca di Brera), a cura di S. Coppa, P. Strada, Milano 2013; F. Valli, 1857 – Raccolta di disegni di celebri autori. Un’indagine preliminare, in Disegni emiliani dei secoli XVII-XVIII della Pinacoteca di Brera, catalogo della mostra, a cura di D. Pescarmona, Milano 1995, pp. 49-62.

 

Antonella Chiodo

 

* Tecnica: penna, acquerello bruno, tracce di pietra nera e rossa su carta grigio-verde.

Iscrizioni sul recto, in basso a sinistra, a penna, in grafia antica: “Perin del Vaga”; in basso a destra, a penna, in grafia antica (seicentesca): “23”; in basso a destra, timbro dell’Accademia di Brera.

Restauro di M.L. Nussio, direzione lavori D. Pescarmona, 1986. Vecchio restauro integrativo nell’angolo superiore a sinistra.

Provenienza: Accademia di Brera (Acqua, 1857).

Bibliografia: L. Arrigoni, in Disegni lombardi 1986, pp. 74-75, n. 20; A. Chiodo, in Seicento lombardo 2013, p. 143, n. 2.

 

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