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Anatomia di un ritratto

4 e 5 settembre 2026 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia
Anatomia di un ritratto

In occasione dell’83° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sarà presentato alle Giornate degli Autori il film documentario Anatomia di un ritratto, dedicato alla figura di Fernanda Wittgens.

Un film di Francesco Clerici e Mattia Colombo
con Sara Drago e Giovanna Ginex

Come si riporta in vita una persona quando il tempo ne ha cancellato le tracce, lasciando solo poche fotografie, un frammento di filmato di cinque secondi e alcune lettere? Anatomia di un ritratto è un’indagine che trasforma l’assenza in presenza e, attraverso un intreccio di voci e sguardi, fa riemergere la visione pionieristica di Fernanda Wittgens: prima donna, in Italia, a diventare direttrice di un museo, partigiana dell’arte oggi dimenticata.

Fernanda Wittgens entra per la prima volta a Brera nel 1928. Intellettuale coraggiosa e visionaria, dopo pochi anni diventa direttrice della Pinacoteca. Durante la guerra rischia la vita per proteggere e salvare le opere d’arte dai bombardamenti, aiuta perseguitati politici e famiglie ebree a fuggire dal regime, e per il suo impegno antifascista viene incarcerata. Dopo la Liberazione, si batte per ricostruire Brera e per un’idea di museo aperto e accessibile a tutti. Eppure, nonostante il valore pionieristico della sua opera, dopo la morte viene dimenticata.

Anatomia di un ritratto

Di fronte alla sfida di raccontare la storia di Fernanda Wittgens con un materiale visivo molto limitato — poche fotografie, un frammento di filmato di cinque secondi e alcune lettere — due registi trasformano questo limite in un’opportunità creativa, invitano l’attrice Sara Drago e la storica dell’arte Giovanna Ginex, che da tempo studia e difende la figura di Wittgens, in uno studio di registrazione per “ridare” la voce di Fernanda — in senso letterale e simbolico — a partire dalle sue lettere. L’assenza di immagini diventa un motore narrativo, dando vita a un esperimento cinematografico intimo e riflessivo: il “dietro le quinte” si trasforma esso stesso in racconto, intrecciando le lettere di Fernanda con la relazione che nasce tra Sara e Giovanna. Ne emerge un gioco di specchi, un confronto a più livelli in cui l’attrice e la storica esplorano la figura di Fernanda da prospettive diverse, l’una incarnandola, l’altra interrogandola. Ciò che ne nasce è una riflessione su temi attuali: la lotta delle donne per il riconoscimento, il ruolo degli uomini nel sostenere il cambiamento e il potere dell’arte come atto politico. In questo gioco di specchi, di rimandi e di riflessioni sul presente, Anatomia di un ritratto è anche un film sul cinema stesso: sulla sua capacità non tanto di ricostruire una vita, quanto di evocarla e renderla, ancora una volta, presente.

Anatomia di un ritratto


Fernanda Wittgens nasce a Milano il 3 aprile 1903 da padre austro-italiano e madre italo-ungherese. Tra il 1921 e il 1926 studia all’Accademia Scientifico Letteraria di Milano, dove segue i corsi di Paolo D’Ancona. Nel 1927 conosce Ettore Modigliani, direttore della Pinacoteca di Brera e suo futuro maestro.

Il 2 febbraio 1928 entra nei ruoli del Ministero dell’Istruzione ed è assegnata alla Pinacoteca di Brera, dove lavorerà per tutta la vita. Tra il 1935 e il 1938, dopo l’allontanamento di Ettore Modigliani e di Paolo D’Ancona a causa delle leggi razziali, si adopera per sostenerli e tentare il loro reintegro.

Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno 1940, partecipa all’imponente operazione di messa in sicurezza delle opere della Pinacoteca di Brera e di numerosi musei lombardi, trasferendole in rifugi sicuri. Durante i bombardamenti dell’agosto 1943 Brera viene gravemente distrutta, ma le collezioni sono già state salvate.

Dopo l’8 settembre 1943 entra nella rete clandestina che aiuta ebrei e perseguitati politici a espatriare in Svizzera, contribuendo anche alla salvezza di Paolo D’Ancona e della sua famiglia.

Il 14 luglio 1944 viene arrestata con l’accusa di favoreggiamento dell’espatrio clandestino e assistenza agli ebrei perseguitati. Condannata dal Tribunale Speciale fascista a vent’anni di carcere, sarà liberata dopo la fine della guerra.

Nel maggio 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale la nomina commissario straordinario dell’Accademia di Brera. Nel 1946 torna a lavorare accanto a Ettore Modigliani e inaugura la “Piccola Brera”, primo nucleo della Pinacoteca ricostruita.

Dopo la morte di Modigliani, nel 1947, assume anche la reggenza della Soprintendenza. Nel 1950 è nominata Soprintendente alle Gallerie della Lombardia e inaugura la Pinacoteca di Brera ricostruita.

Convinta del ruolo pubblico del museo, promuove una pionieristica attività educativa rivolta a scuole e cittadini e riceve numerosi riconoscimenti istituzionali per il suo impegno nella tutela del patrimonio artistico e per l’aiuto prestato agli ebrei durante il nazifascismo.

Nell’edizione della mostra del cinema del 1952 era l’unica donna nella giuria della sezione film scientifico e del documentario d’arte. Il 2 giugno 1954 il presidente della Repubblica conferisce a Wittgens il diploma di I classe con medaglia d’oro per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte, e qualche mese dopo è insignita dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”. 

Muore a Milano l’11 luglio 1957.

Il 14 luglio 2026 la Commissione dello Yad Vashem la riconosce “Giusta tra le Nazioni” per aver salvato numerosi ebrei durante la Shoah, mettendo a rischio la propria vita.

Anatomia di un ritratto



prodotto da ROSSOFILM con LUCE CINECITTA’ e Lab 80 Film

una co-produzione Italia Svizzera con ROUGH CAT e RSI – Radiotelevisione svizzera

con il sostegno del MIC – DIREZIONE GENERALE CINEMA E AUDIOVISIVO 

opera realizzata con il contributo di 

PR FESR 2021-2027 Regione Lombardia – Bando “Lombardia per il cinema”

con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino / Fondo cantonale per la cinematografia

con il patrocinio della Lombardia Film Commission 

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