Pinacoteca di Brera Informazioni
Riflessi di Leonardo

Riflessi di Leonardo

In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo, la Pinacoteca di Brera presenta un percorso tra i leonardeschi: artisti e allievi suoi eredi attraverso cui il Maestro lasciò un’impronta indelebile nella pittura lombarda

All’interno della sua straordinaria collezione, la Pinacoteca non vanta capolavori pittorici di Leonardo da Vinci. Tuttavia il Cinquecentenario è l’occasione per mettere in evidenza un aspetto ancora poco noto al grande pubblico, quello dell’eredità artistica di Leonardo, di cui Brera offre un’ampia panoramica nella sezione dedicata alla pittura lombarda dei secoli XV e XVI.

“Leonardo non dovrebbe essere misurato solo sulle sue opere, ma per l’enorme impatto culturale che ha avuto – spiega il direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne – Genio indiscusso, non solo ha lasciato un segno sulla successiva generazione di artisti contemporanei, molti dei quali erano suoi studenti, ma anche sullo sviluppo di tutta l’arte e la scienza occidentale.”

Monumento a Leonardo da Vinci, Pietro Magni, 1872 (piazza della Scala, Milano)
Monumento a Leonardo da Vinci, Pietro Magni, 1872 (piazza della Scala, Milano)

Lo stesso monumento celebrativo di Piazza della Scala a lui dedicato (realizzato da Pietro Magni e inaugurato nel 1872) sembra suggerirlo. Il “Rinnovatore delle Arti e delle Scienze” troneggia infatti al centro di un gruppo scultoreo con ai quattro lati le figure degli allievi prediletti: Gian Giacomo Caprotti (detto il Salaino), Giovanni Antonio Boltraffio, Marco D’Oggiono e Cesare Da Sesto. “On liter in quatter!”.

A sinistra, Madonna in trono con il Bambino, Dottori della Chiesa e la famiglia di Ludovico il Moro (“Pala Sforzesca”), Maestro della Pala Sforzesca, 1495 (Pinacoteca di Brera, Sala XI);al centro, Vergine delle Rocce, Leonardo da Vinci, 1483-1486 (Musée du Louvre, Parigi); a destra, Madonna del Gatto, Leonardo da Vinci, 1480-1481 (British Museum, Londra)
In alto, Madonna in trono con il Bambino, Dottori della Chiesa e la famiglia di Ludovico il Moro (“Pala Sforzesca”), Maestro della Pala Sforzesca, 1495 (Pinacoteca di Brera, Sala XI);
in basso a sinistra, Vergine delle Rocce, Leonardo da Vinci, 1483-1486 (Musée du Louvre, Parigi); in basso a destra, Madonna del Gatto, Leonardo da Vinci, 1480-1481 (British Museum, Londra)

A fine Ottocento tale espressione dialettale, attribuita allo scapigliato Giuseppe Rovani, alludeva ironicamente alla somiglianza della silhouette a una bottiglia di vino con quattro bicchieri intorno. Sebbene formulato con altri intenti, il paragone canzonatorio del litro di vino, sostanza inebriante che travasa nei 4 bicchieri, ben si addice a rendere l’impatto straordinario che Leonardo ebbe su allievi e seguaci, più o meno a lui contemporanei.

 

I LEONARDESCHI DI BRERA
“Triste è quel discepolo
che non avanza il suo maestro”

I riflessi del Maestro s’irradiano nella Pinacoteca fin dall’emblematico caso del Maestro della Pala Sforzesca, esposta nella sala XI (––> SCHEDA OPERA), dove, l’anonimo autore, pur senza comprendere la lezione di Leonardo sullo sfumato, riprende le figure della Vergine e del Bambino rispettivamente dalla Vergine delle rocce e dalla Madonna del gatto, un disegno presente negli studi del Maestro, che forse però lui mai dipinse e che invece fece scuola tra gli allievi e i seguaci.

Intorno alla pala, opere di destinazione profana che tengono conto dei suggerimenti di Leonardo, come il Ritratto di giovane (in passato impropriamente identificato con il poeta Girolamo Casio) di Boltraffio (–> SCHEDA OPERA), o quello del giovane di Andrea Solario (–> SCHEDA OPERA), si alternano alle dolcissime madonne in cui la poetica del Maestro ha incontrato magnifiche realizzazioni: dalla Madonna dei garofani [Sala XI] di Andrea Solario (–> SCHEDA OPERA) alla Madonna dell’albero [Sala X] di Cesare da Sesto (–> SCHEDA OPERA), fino alla Madonna del roseto [Sala X] di Bernardino Luini (–> SCHEDA OPERA).

 

A sinistra, Madonna dei garofani, Andrea Solario, 1495 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala XI); in centro, Madonna con il Bambino (Madonna dell’Albero), Cesare da Sesto, 1515-1518 (Pinacoteca di Brera, Sala X); a destra, Madonna con il Bambino (Madonna del Roseto), Bernardino Luini, 1510 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala X)
A sinistra, Madonna dei garofani, Andrea Solario, 1495 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala XI); in centro, Madonna con il Bambino (Madonna dell’Albero), Cesare da Sesto, 1515-1518 (Pinacoteca di Brera, Sala X); a destra, Madonna con il Bambino (Madonna del Roseto), Bernardino Luini, 1510 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala X)
A sinistra, Ritratto di giovane, Giovanni Antonio Boltraffio, 1500 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala XI); a destra, Ritratto di giovane, Andrea Solario, 1500-1505 (Pinacoteca di Brera, Sala XI)
A sinistra, Ritratto di giovane, Giovanni Antonio Boltraffio, 1500 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala XI); a destra, Ritratto di giovane, Andrea Solario, 1500-1505 (Pinacoteca di Brera, Sala XI)
Leonardesco

Il termine “leonardesco”, con cui solitamente si definiscono questi artisti, risulta talvolta persino riduttivo, non contemplando del tutto il percorso stilistico che li caratterizza.
Ne è un esempio proprio Andrea Solario, raffinato pittore che riflette gli insegnamenti del Maestro toscano, come è il caso del Ritratto di giovane [Sala XI], ma che mostra anche, nella Madonna dei garofani, di essersi arricchito durante il soggiorno veneziano della conoscenza di Giovanni Bellini e di Alvise Vivarini.
La posizione del Bambino riprende ancora l’idea della Madonna del gatto di Leonardo, il cui modello, più volte adottato, è stato riscoperto anche nell’opera accanto, la Madonna con il Bambino e l’agnello (–> SCHEDA OPERA), dove grazie alle riprese ai raggi infrarossi, è emersa la figura di un gatto al posto dell’agnellino, a conferma di quanto il dipinto lasci intravvedere già a occhio nudo.

 

A sinistra, Madonna con il Bambino (Madonna della mela), Giampietrino (Gian Pietro Rizzoli), 1525 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala XII); a destra in alto, Maddalena penitente giovane Giovan Pietro Rizzoli detto Giampietrino 1520 c.a; sotto a destra, Madonna con il Bambino e l’agnellino, Pittore leonardesco, 1502-1505 (Pinacoteca di Brera, Sala XI); sotto, Madonna con il Bambino e l’agnellino (riflettografia IR)
A sinistra, Madonna con il Bambino (Madonna della mela), Giampietrino (Gian Pietro Rizzoli), 1525 c.a. (Pinacoteca di Brera, Sala XII); a destra in alto, Maddalena penitente giovane Giovan Pietro Rizzoli detto Giampietrino 1520 c.a; sotto a destra, Madonna con il Bambino e l’agnellino, Pittore leonardesco, 1502-1505 (Pinacoteca di Brera, Sala XI); sotto, Madonna con il Bambino e l’agnellino (riflettografia IR)

Attribuita a Ferrando Yanez o a Ferrando Llanos [Sala XI], entrambi pittori spagnoli presenti in Italia ai primi del Cinquecento che collaborarono assieme e a volte sono confusi tra loro, resta un esempio di come il Maestro fosse ugualmente apprezzato da artisti stranieri.
Leonardo rappresenta indubbiamente una delle componenti fondamentali della cultura di Cesare da Sesto (v. Madonna dell’albero), che fu tuttavia tramite importante per gli artisti lombardi della conoscenza in particolare di Raffaello e Michelangelo.
Lo stesso può dirsi delle influenze raffaellesche riscontrabili nelle sensuali eroine di Giovan Pietro Rizzoli, detto Giampietrino (v. Maddalena penitente giovane [Sala XII] e Madonna della mela [Sala XII]) (–> SCHEDA OPERA), che, con Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d’Oggiono, Francesco Galli, detto Napoletano, fece parte del gruppo degli allievi diretti.

Nel caso di Boltraffio e d’Oggiono, l’emulazione degli insegnamenti fu resa in un primo tempo in maniera talmente simile che alcune opere sono state talvolta attribuite ad entrambi (come per il Ritratto di giovane con i capelli rossi [Sala XI]). Successivamente svilupparono stili personali: il primo come ritrattista per una clientela colta e aristocratica (Ritratto di giovane [Sala XI]); il secondo come divulgatore di motivi di Leonardo in pale d’altare e in dipinti per la devozione privata.

 

A sinistra, I tre arcangeli, Marco d’Oggiono, 1516 (Pinacoteca di Brera, Sala XI); a destra, Madonna col Bambino e due angeli, Bernardo Zenale, 1500-1502 c.a
A sinistra, Pala dei tre arcangeli, Marco d’Oggiono, 1516 (Pinacoteca di Brera, Sala XI); a destra, Madonna col Bambino e due angeli, Bernardo Zenale, 1500-1502 c.a

Madonna col Bambino e due angeli, Bernardo Zenale, 1500-1502 c.a
Madonna col Bambino, Francesco Galli, detto Francesco Napoletano, 1490-1499

Esempio spettacolare di questa produzione è la Pala dei tre Arcangeli [Sala XI], dipinta nel 1516 per la cappella di Paolo Visconti in Santa Marta a Milano (–> SCHEDA OPERA).
A sua volta, Francesco Napoletano, morto precocemente a Venezia nel 1501, rivela magistralmente Leonardo nei trapassi di luce e ombra e nei molteplici riverberi della splendida Madonna col Bambino [Laboratorio di restauro].
Nel capitolo 93 del Libro di pittura, il Maestro aveva così sottolineato l’importanza di luci e ombre per l’espressione della bellezza: “Grandissima grazia d’ombre e di lumi s’aggionge alli visi di quelli che sèdono sulle porte di quelle abitazioni che sono scure, e che li occhi del suo risguardatore vede la parte ombrosa di tal viso essere oscurata dalle ombre della predetta abitazione, e vede la parte aluminata del medesimo viso aggionto la chiarezza che li dà lo splendore de l’aria; per la quale aumentazione d’ombre e lumi ‘l viso ha gran rilievo, e nella parte alluminata l’ombre quasi insensibili, e nella parte ombrosa li lumi quasi insensibili. E di questa tale rappresentazione e aumentazione d’ombre e di lumi il viso acquista bellezza”.

Zenale e Bramantino, infine, come era già accaduto per Bramante alla fine del Quattrocento, raggiungeranno ai primi del Cinquecento un’influenza non minore di quella di Leonardo. Bernardo Zenale (si notino le suggestioni leonardesche nel paesaggio roccioso della Madonna con il Bambino e due angeli [Sala XI]), rappresenterà un punto di riferimento per Bernardino Scapi detto Luini, che, arricchitosi a sua volta della cultura di Raffaello durante un viaggio a Roma, approderà al dolce classicismo che lo distingue, come mostra la Madonna del roseto (1520 circa), dove per la figura del Bambino fu nuovamente utilizzato il modello della Madonna del Gatto.
 
 
 

In alto, Testa del Redentore, Artista lombardo, 1500-1510 ca. (Pinacoteca di Brera, Gabinetto dei disegni); sotto a sinistra, Uomo a mezzo busto di profilo rivolto verso destra (recto), Leonardo da Vinci, 1510-1511; sotto a destra, Studi tecnici, progetto di un contatore d’acqua per Bernardo Rucellai , Leonardo da Vinci, 1510-1511
In alto, Testa del Redentore, Artista lombardo, 1500-1510 ca. (Pinacoteca di Brera, Gabinetto dei disegni); sotto a sinistra, Uomo a mezzo busto di profilo rivolto verso destra (recto), Leonardo da Vinci, 1510-1511; sotto a destra, Studi tecnici, progetto di un contatore d’acqua per Bernardo Rucellai , Leonardo da Vinci, 1510-1511

GLI STUDI DI LEONARDO
NEL GABINETTO DEI DISEGNI DI BRERA

Oltre a mettere in primo piano l’inestimabile tesoro rappresentato dai “leonardeschi”, sono da ricordare due studi conservati nel Gabinetto dei disegni della Pinacoteca di Brera, che restano di discussa attribuzione, ma che al contempo hanno suscitato alcune polemiche e sollevato probabilmente una curiosità eccessiva, fin dalla loro apparizione nella mostra “Disegni lombardi del Cinque e Seicento della Pinacoteca di Brera e dell’Arcivescovado” curata da Daniele Pescarmona (primavera 1986).

Si tratta di uno studio per il volto di Cristo del famoso Cenacolo Vinciano (acquisito dalla Pinacoteca nel 1813) e di un foglio eseguito a pietra rossa, uno dei materiali consueti del Maestro, datato tra il 1510 e il 1511 e entrato a far parte delle collezioni dei Disegni grazie al lascito di Lamberto Vitali del 1994.

Vergato su entrambi i lati, presenta sul recto il profilo di una testa di vecchio che denota la grandissima attenzione di Leonardo agli studi dell’anatomia e soprattutto della fisiognomica (–> SCHEDA OPERA).

Sul verso, invece, appare lo schizzo di una macchina, simile ad altri studi di Leonardo per un misuratore d’acqua, qui realizzato con velocità straordinaria, tant’è che molti studiosi, tra cui Carlo Pedretti, sostengono sia stato eseguito direttamente dal vero (–> SCHEDA OPERA).

Lo studio del volto di Cristo, piuttosto danneggiato, testimonia delle tecniche del disegno rinascimentale, in quanto mostra una precoce adozione delle pietre colorate, sia naturali, sia di produzione artigianale (–> SCHEDA OPERA).
Alcuni dettagli del volto, come l’espressione di pathos trattenuto nella bocca socchiusa, oltre alle dimensioni del disegno, richiamano la testa del Salvatore del Cenacolo. La tecnica del disegno (carboncino, pietra nera, pietre colorate e pastello su carta scolorita marrone chiaro-grigio, leggermente preparata crema e bianco di piombo) quasi pittorica, conferma che ci troviamo di fronte ad un artista certamente attivo nella cerchia del Maestro, probabilmente però destrorso, come testimoniano alcuni dati tecnici, quali l’andamento del tratteggio che va dal basso verso l’alto e da sinistra verso destra; dato questo che dimostra inequivocabilmente che l’autore non era mancino come Leonardo. Nonostante i vari danneggiamenti, è ancora presente uno straordinario effetto evanescente di luci e ombre che rievoca gli insegnamenti sulla transizione dei toni, definiti da Leonardo all’interno dei manoscritti scientifici.
 
 
 

LA GIOCONDA E LA DAMA CON L’ERMELLINO A BRERA

Altri “Riflessi” di Leonardo s’incontrano attraversando la storia della Pinacoteca di Brera. All’inizio del secolo scorso, dopo il ritrovamento in seguito al furto dell’opera da parte del Peruggia, la Gioconda, durante il suo viaggio di rientro al Louvre, fece sosta a Milano dove fu esposta per qualche giorno nel Museo con un enorme successo di pubblico (dicembre 1913).
E non solo. Leonardo tornò a Brera dal 19 novembre al 13 di dicembre del 1998 con l’esposizione della Dama con l’ermellino, dipinto proveniente da Cracovia. Anche in questa occasione, la mostra, curata dall’allora Soprintendente Bruno Contardi, richiamò un numero eccezionale di visitatori.
 
 
 
19 giugno 2019, ore 17.30
Pinacoteca di Brera, Sala della Passione

DIVERSAMENTE LEONARDESCHI:
BOLTRAFFIO/GIAMPIETRINO


A cura di Cristina Quattrini
I pittori leonardeschi sono rappresentati a Brera da un importante nucleo di opere.
Questo incontro è il primo di una breve serie, rivolta a mostrare come l’influsso di Leonardo abbia conosciuto declinazioni fra loro diverse. L’argomento sono due diretti allievi milanesi del maestro toscano, Giovanni Antonio Boltraffio e Giovan Pietro Rizzoli detto Giampietrino. Di Boltraffio verrà trattato in particolare il Ritratto di giovane, che per molto tempo è stato a torto considerato un’effigie de l poeta Girolamo Casio. Di Giampietrino saranno presentate le opere della Pinacoteca per poi narrare la storia, recentemente ricostruita, del Cenacolo della Royal Academy di Londra, la cui attribuzione è dibattuta fra i due pittori, copia a grandezza naturale del capolavoro di Leonardo.

 
#LeonardoaBrera #Leonardo500
 
 

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Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere

www.istitutolombardo.it


Orto botanico di Brera

www.ortobotanicoitalia.it


Osservatorio astronomico di Brera

www.brera.inaf.it


Amici di Brera

www.amicidibrera.it


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