Pinacoteca di Brera Informazioni
Due nuovi dipinti del Novecento acquistati in esportazione
06/11/2023

Due nuovi dipinti del Novecento acquistati in esportazione

Due nuovi dipinti del Novecento acquistati in esportazione
Lo studio del pittore Bruno Cassinari
Filippo de Pisis, Interno tragico, 1926 (1925), olio su tela, cm 65 x 50
Arricchiscono oggi le collezioni novecentesche della Pinacoteca due splendidi dipinti di Bruno Cassinari e Filippo de Pisis, destinati al futuro museo di Palazzo Citterio, già dimora di Emilio e Maria Jesi, donatori della maggiore e miglior parte della sezione.

Risultato di una lungimirante politica di acquisizioni di stato, resa possibile anche dall’attenzione rivolta dagli uffici esportazione nei confronti di opere di grandissimo pregio, rappresentative di un importante fase di un artista, o parti di note collezioni, i due quadri appena comprati, su proposta dell’ufficio di Milano, vengono destinati a Brera perché fortemente connessi al patrimonio novecentesco del museo, soprattutto il dipinto di Cassinari perché già appartenuto a Emilio Jesi, mentre il de Pisis colma un vuoto cronologico fra i capolavori del maestro già presenti.

Realizzato in anni di grande attività del maestro Lo studio del pittore Bruno Cassinari, è opera di sensibile livello qualitativo, caratterizzata dal forte impianto cubista, che il maestro assimila frequentando Picasso durante un lungo soggiorno ad Antibes: il corpo della modella appare solidamente inquadrato e plasticamente armonizzato con l’affollarsi degli schematici oggetti dell’atelier del pittore; domina l’equilibrata composizione un’atmosfera di delicata e onirica sospensione, dove i toni anche opposti – rosa chiaro del nudo e azzurri, ocra, neri intensi di ambiente e opere – si accordano in perfetta armonia.

>Interno tragico
Bruno Cassinari, Lo studio del pittore Bruno Cassinari, 1952, olio su tela, cm 100 x 139,5 x 3

Presentato nel 1926 alla Prima mostra del Novecento italiano di Margherita Sarfatti e ampiamente lodato dalla critica, il dipinto ritrae uno dei luoghi di lavoro dell’artista: stanze, soffitte, atelier dove amava collezionare farfalle, erbe, stoffe, libri, utensili e manufatti antichi. L’inquadramento scenico di un angolo di spazio chiuso offre all’osservatore una composizione di potente impatto visivo, apprezzabile per organicità e compiutezza, dove lo studiato bilanciamento spaziale degli oggetti è rafforzato dalla delicata modulazione di luci e ombre proiettate. Equilibrio e sapiente dosaggio dei colori (il livido freddo delle pareti ravvivato dalle bordure rosa delle decorazioni, delle tende e delle pagine del libro) derivano in Interno tragico anche dalle frequentazioni metafisiche dell’artista (Morandi, de Chirico, Carrà) e donano all’opera un’atmosfera di grande pacatezza e sospensione declinata in un personalissimo codice lirico.

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