Pinacoteca di Brera Informazioni

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MAFAI, RAPHAËL, EMILIO E MARIA JESI

STORIA DI UN’AMICIZIA

“... la conferma di certi valori morali
che oggi bisogna riaffermare, più importanti che mai...”

Quando aveva appena 14 anni un episodio tragico segnò profondamente la vita dell’ing. Aldo Bassetti: la strage dell’Hotel Meina sul Lago Maggiore nel 1943 (leggi la BreraStory Hotel Meina).
In quei giorni le SS catturarono tutti gli ebrei italiani sulla costa, li rinchiusero nell’Hotel e li uccisero nella notte tra il 22 e il 24 settembre. I corpi vennero gettati nel lago e bruciati con il lanciafiamme.
Tra le vittime c’era anche la zia di Aldo Bassetti il quale fu chiamato a riconoscerne il cadavere.

Questa esperienza traumatica cambiò completamente la sua sensibilità morale, politica e sociale.

Hotel Meina, cartolina da Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola

LA DONAZIONE

Alla luce di questi episodi la donazione dei Mafai assume un significato ancora più incisivo; infatti recentemente Aldo Bassetti, il presidente dell’Associazione Amici di Brera, ha acquistato e donato alla Pinacoteca di Brera Le Fantasie, un ciclo di piccoli quadri realizzati tra il 1940 e il 1944 da Mario Mafai, artista antifascista, che in queste opere ha rappresentato tutto l’orrore e la ferocia del nazismo di quegli anni.


MAFAI, Mario (Roma, 1902 - Roma, 1965)
Mario Mafai, Roma, De Luca, 1949

Il mio acquisto e il mio regalo a Brera
non ha un significato artistico, bensì politico.
Queste opere rappresentano un uomo, Mario Mafai,
che come artista aveva avuto la priorità
di descrivere le tristezze
e le infamie dei campi di concentramento.
Qui c’è il mio pensiero…
un pensiero antifascista!
Io desidero che si conosca
quanto è accaduto nella storia,
affinché sia ricordato per sempre.

LA SCUOLA ROMANA

Nel 1929 Mario Mafai, insieme all’amico Gino Bonichi detto Scipione e la moglie Antonietta Raphaël (una giovane artista ebrea di origini russe, figlia di un rabbino) facevano parte del gruppo detto “Scuola Romana”, definizione coniata dallo storico dell’arte Roberto Longhi che aveva notato il talento dei tre giovani artisti.

Dall'alto in senso orario, una foto d'epoca di Antonietta Raphaël nel suo studio.
Mario Mafai e Antonietta Raphäel, Centro Studi Mafai Raphäel, Roma (1948).
Antonietta Raphaël dipinge sulla terrazza della casa-studio di Via Cavour, Roma 1929.
Antonietta Raphaël nello studio di Roma con La grande genesi, 1965

Maggio 1929: 159a Mostra della "Casa d’Arte Bragaglia".
Alla collettiva di artisti romani partecipano anche Scipione, Mafai e Bianchini. Nella caricatura di Bianchini sono raffigurati davanti ai loro quadri.

Mafai e Raphaël erano legati ai collezionisti Emilio e Maria Jesi da una profonda e duratura amicizia, nata dal precoce e lungimirante interesse nutrito dal mecenate nei confronti delle opere dei due artisti, parte fondamentale della sua ben nota raccolta.

Già nel 1934 Antonietta Raphaël evidenzia l’importanza del sostegno finanziario derivato dalle vendite:

[…] La somma che lei ha dato a Mario per le mie sculture
mi è sufficiente per le spese di una forma in gesso di Niobe
e del mio ritratto che considero due lavori importanti
(importanti per me si capisce) e ciò mi rende felice.
Ora lei vede caro Signor Jesi ciò che il suo acquisto
delle mie sculture significava per me?

Ritratto di Emilio Jesi, Antonietta Raphaël, 1940, onice (Museo Novecento, Firenze)

Alla fine degli anni ’30 il governo fascista emana le leggi razziali.


Le tre figlie, che non sono battezzate, devono lasciare la scuola pubblica e ad Antonietta Raphaël, con le nuove direttive, viene proibito di esporre. 

Antonietta Raphaël con le figlie Giulia, Miriam e Simona nel 1940

IL PERIODO DI GENOVA

Nel 1939, con l’aiuto dei collezionisti Alberto Della Ragione e Emilio e Maria Jesi, Mafai si trasferisce con moglie e figlie a Genova.



Mafai nel suo studio di Genova, in un vecchio palazzo dietro il porto, in via di San Lorenzo, si dedica con passione al gruppo delle Fantasie, una ventina di tavolette sul tema della guerra.
Suggestionato probabilmente dal clima di violenza in cui sta sprofondando l’Europa, sceglie immagini movimentate e dai forti colori espressionisti, in cui prevale la fisicità carnale dei corpi nudi violentemente tormentati, un repertorio vivace e grottesco, che comincia a maturare prima del trasferimento in Liguria, come prova una lettera (senza data ma del 1939) in cui invia all’amico collezionista uno schizzo, che pare proprio preparatorio alle successive fantasie pittoriche:

[…] Alla Quadriennale espongo un solo quadro molto ariano
di circa dieci anni fa ma che posso garantire può competere
anzi superare con onore qualsiasi concorrenza
con la pittura cosiddetta parigina, internazionale ebraizzante.
Noi siamo sul piano della millenaria tradizione.
Sto facendo una composizione ed ecco un accenno

Autoritratto, Mario Mafai, 1933 CA (Collezione Giuseppe Iannaccone)

LE FANTASIE

Racconta Giulia Mafai, una delle figlie di Mario e Antonietta, a proposito delle Fantasie

Io ero una bambina.
La prima "Fantasia" che dipinse mio padre, nel 1939 aveva come titolo "Corteo",
raffigurava proprio un corteo con le candele, uomini con le tube in testa,
un po' una presa in giro del gioco diplomatico dell’Inghilterra
e degli altri che cercavano di fermare Hitler e i nazisti con la diplomazia,
cosa che poi, come la storia ci ha insegnato, non ha concluso niente.
Questo primo "Corteo" è stato esposto alla Biennale di Venezia nel 1939.

Processione (Fantasia n. 4), Mario Mafai, olio su tavola, cm 34 x 63,5 (cm 37,9 x 67,2)

Scoppia la guerra e le "Fantasie" non erano più, diciamo, su un piano ironico,
satirico, grottesco, ma erano diventate lacrime e sangue;
una serie di 20-25 quadri che, oltretutto,
mio padre non ha mai voluto condividere e che, le dirò,
a quell'epoca era anche molto pericoloso tenere
(erano contro la guerra in un momento in cui c'era il suo misticismo).

Alcune delle Fantasie di Mario Mafai.
In alto a sinistra, Orgia (Fantasia n. 6) e Interrogatorio (Fantasia n. 7).
In basso, a sinistra, Prigionieri (Eccidio) (Fantasia n. 9), e Fucilazione (Fantasia n. 1)

Per questo motivo le abbiamo sempre tenute nascoste
e quando siamo stati obbligati a cambiare casa da clandestini,
queste "Fantasie", come poi sono state chiamate,
ci hanno sempre seguito.
Il compito di noi tre sorelle, io avevo dieci anni
e le mie sorelle 12 e 14, era di legare queste tavolette di legno
e portarle da una casa all'altra.

Le Fantasie di Mario Mafai.
Da sinistra, Truppe d’assalto (Fantasia n. 17), Guerra (Fantasia n. 19) e Corteo (la guerra è finita) (Fantasia n. 22)

Desidero sottolineare un aspetto in particolare.
Le "Fantasie" contro la guerra sono state realizzate
nel momento peggiore: noi stavamo a Genova,
c'erano i bombardamenti tutti i giorni, ecc. ecc.
Alla fine del conflitto mio padre, diversamente
da molti altri artisti dell’epoca,
non ha dipinto più niente contro la guerra.
È curioso, non trova?
In quel periodo così difficile,
quando subivamo le leggi razziali
– perchè mia madre era ebrea – ci ha aiutate
Emilio Jesi e l'altro collezionista Alberto Della Ragione.
Non è stato solo un amico ma anche un sostenitore:
comprando i quadri di Mafai ci ha permesso
di sopravvivere in anni difficilissimi.

Roma al tramonto, Mario Mafai, 1943

EMILIO E MARIA JESI

Nel Luglio del 1943 crolla il fascismo e a fine estate la famiglia Mafai e i coniugi Jesi lasciano Genova e rientrano a Roma. Qui rimangono nascosti per tutti i mesi dell’occupazione a casa della sorella Renata Jesi e del marito Giovanni Bollea.

Il primogenito Ernesto Bollea, nipote di Emilio e Maria Jesi, in quel periodo aveva solo 4 anni e ci racconta:

Zio venne a Roma e avevamo tutti dei falsi nomi.
Noi ci chiamavamo Pezzi. Il suo cognome non lo ricordo,
ma io lo chiamavo Sor Ambrogio.
Abitava nella nostra casa e al terzo piano
stavano i suoi amici Mafai con tutta la famiglia.
Ai tempi lo zio aveva una quarantina d’anni,
era amico di tutti gli artisti dell’epoca e partecipò,
non so quanto direttamente, alla Resistenza,
in contatto con i GAP (Gruppi di Azione Patriottica).

Lo zio Emilio Jesi in quel periodo aveva
in affidamento Giorgio Labò, figlio di suoi amici
di origine ebrea. Anche Giorgio era nella Resistenza
e insieme a Gianfranco Mattei gestivano
una santabarbara clandestina a Roma. Nel 1944 fu tradito,
le SS lo presero e lo torturarono per 18 giorni,
ma non rivelò mai nulla.
Venne fucilato dalla Polizia dell’Africa italiana.
Questo episodio fu un grande dolore per lo zio
ed è anche per questo che continuò ad aiutare
la famiglia Labò in ogni modo, anche acquistando
da loro il bellissimo "Bevitore" di Arturo Martini.

Bevitore, Arturo Martini, 1928 - 1929, terracotta

Napoletano di nascita, Emilio Jesi (1902-1974) è stato uno dei più grandi collezionisti italiani del '900. Una passione condivisa con la moglie Maria Arrighi.

La straordinaria donazione di Emilio e Maria Jesi alla Pinacoteca di Brera comprende opere dei maggiori artisti del primo Novecento, fra cui Boccioni, Braque, Carrà, De Pisis, Marino Marini, Modigliani e Morandi.

La città che sale, Umberto Boccioni, 1910, pittura a tempera su carta (Collezione Jesi)

LE FANTASIE A ROMA E A MILANO

Mario Mafai, che non si voleva assolutamente separare dalle Fantasie, si convinse a venderle a Giovanni Pirelli con la clausola che alla sua morte le opere andassero alla Galleria d'Arte Moderna di Roma, cosa che Marinella Pirelli fece immediatamente.
Le Fantasie non sono mai state esposte e dopo 10 anni, decaduta la donazione, la signora Pirelli le ha riportate a Varese e ora acquistate e donate alla Pinacoteca di Brera da Aldo Bassetti.

Giulia, la figlia di Mario Mafai, esprime questo desiderio:

La mia proposta è di esporre le "Fantasie" a Roma,
prima della loro definitiva preziosa destinazione a Brera.
Un ultimo romantico saluto alla sua città,
che lo aveva ignominiosamente tradito.
Un destino non raro per gli artisti. Non solo un omaggio a Mafai,
ma molto di più la conferma di certi valori morali
che oggi bisogna riaffermare, più importanti che mai.

Un ringraziamento speciale a Aldo Bassetti, Enrico Bollea,
Maria Rosa Bollea, Marina Gargiulo, Giulia Mafai
Design e sviluppo: Viva!