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Peterzano sotto l’albero!
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Dal 19 dicembre 2019 al 26 gennaio 2020 Pinacoteca di Brera, sala 15

Peterzano sotto l’albero!

In occasione delle festività natalizie, i visitatori incontreranno alla Pinacoteca di Brera accanto alla famosa Venere di Peterzano un ospite d’onore: l’Angelica e Medoro, proveniente dalla Galerie Canesso di Parigi ed esposto in sala XV fino al 26 gennaio.

Peterzano sotto l’albero! Dove: Pinacoteca di Brera, sala 15

Il confronto introduce la mostra “Tiziano e Caravaggio in Peterzano” che si svolgerà all’Accademia Carrara di Bergamo dal 6 febbraio al 17 maggio 2020. Il pittore, protagonista del panorama artistico rinascimentale, si rivela straordinario punto d’incontro tra la sensualità e il colore della pittura lagunare e la schiettezza naturalistica tipica della tradizione lombarda.

Peterzano, formatosi presso le botteghe di Paolo Veronese e Tiziano, mostra un notevole interesse per il tema profano e amoroso assai diffuso in area veneta, che lui stesso importò a Milano, qualificandosi tra l’altro come la premessa per il più illustre dei suoi allievi: il giovane Caravaggio.

Autoritratto Simone Peterzano
Autoritratto, Simone Peterzano, 1589

Dal 1998, la bellissima Venere, Cupido con due satiri in un paesaggio è annoverata tra i grandi capolavori del museo. Probabilmente dipinta quando l’artista si trovava ancora a Venezia, esprime chiaramente nei riferimenti stilistici la conoscenza della Venere del Pardo di Tiziano, del quale Peterzano si definì sempre orgogliosamente discepolo, tanto da siglare la Deposizione della chiesa milanese di S. Fedele e l’Autoritratto rispettivamente «[S]IMON PETERZANUS/TITIANI AL[UMNUS]» e «SIMON PETERZANUS VENETUS TITIANI ALUMNUS».
La Venere di Peterzano s’inserisce in un fortunatissimo filone erotico inaugurato nel Cinquecento da Giorgione, dove il tema del nudo femminile si afferma come prototipo imprescindibile al quale si ispireranno tutti i più grandi Maestri fino ai giorni nostri.

L’Angelica e Medoro fu invece eseguita quando il pittore quasi sicuramente era appena arrivato a Milano, in quanto la stipula del contratto tra Peterzano e il monastero milanese di San Maurizio firmata dal garante, il nobile Gerolamo Legnano, risale al 1572. L’opera, quasi una sorta di Pietà profana, ebbe un grande successo tanto da essere lodata in versi nelle Rime di Giovan Paolo Lomazzo:

«Quando gionse a Simon l’alto capriccio
Del far del bel Medor ferito un quadro,
Pinsel col capo chin sopra il leggiadro
Grembo della sua donna, che sen stava
Dogliosa, e lui mirava;
Et egli lei, ma con la bocca aperta,
Col dir, Questa è l’offerta
Che a me fai senza alcun merto mea.
Intanto ella la man bianca tenea
Sopra il lui collo, et ei co’ membri lassi
Pallido in terra stassi.
Veggonsi intorno uccisi e vivi finti,
Con gl’arbor dal Sol tinti,
Onde per l’ombre e i lumi in modo l’opra
Scode che longi ognun convien la scopra».

Angelica e Medoro
Angelica e Medoro, Simone Peterzano, 1560 – 1596 circa

Entrambe le tele appartengono a un primo nucleo di opere, caratterizzato da un acceso cromatismo, una particolare sensibilità alla resa del paesaggio e una notevole maestria ritrattistica.
Solo successivamente e soprattutto a partire dal ciclo di affreschi della Certosa di Garegnano, il percorso stilistico di Peterzano evolverà verso soluzioni tardomanieriste e romaniste, desunte dai modelli dei Campi, Aurelio Luini e Giovanni Ambrogio Figino, che circolavano tra gli artisti milanesi controriformati in seguito alle nuove Instructiones di Carlo Borromeo.
Grande interprete di un’epoca, già proiettato verso la modernità, la cui fortuna è oggi tuttavia legata al rapporto che lo legò a Michelangelo Merisi, grazie soprattutto alle indagini dedicate alle sue opere per individuarne le diverse citazioni. Tanto stretto fu il legame tra i due pittori, che a Peterzano venne riconosciuto un ruolo fondamentale nella storica esposizione “The Age of Caravaggio”, svoltasi a New York nel 1985, occasione che ne consacrò l’importanza nel panorama internazionale.

 

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