Pinacoteca di Brera Informazioni
Brera/Musica
PINACOTECA DI BRERA

Via Brera, 28
20121 Milano
fax: +39 02 720 011 40
pin-br@beniculturali.it

Segreteria della direzione

Amedea Fariello
tel. +39 02 722 63 203

PRENOTAZIONI

www.vivaticket.it
tel. 02 92 800 361

Visita la Pinacoteca di Brera

21/02/2019 Pinacoteca di Brera

Brera/Musica

Terzo giovedì del mese, tre euro, tre ore di musica.
La Pinacoteca di Brera, grazie alla collaborazione con il Maestro Clive Britton, propone una serata in musica con i giovani musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado per celebrare il dialogo tra le arti e il dialogo tra i musicisti e il pubblico.

Brera/Musica Orario: dalle 18.00 alle 22.15 (chiusura biglietteria ore 21.40)

Dove: Pinacoteca di Brera

Ingresso: 3 euro

Dalle 18 alle 22.15 al costo di 3 euro sarà possibile ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e, nello stesso tempo, ascoltare gli allievi della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.
Come sempre la serata musicale offre al pubblico l’occasione di ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e naturalmente ascoltare i giovani interpreti, che si collocheranno in diverse sale all’interno della Pinacoteca: la scelta del programma, anche per febbraio, scaturisce dalle emozioni suggerite dai dipinti.
Gli studenti saranno inoltre disponibili a rispondere alle domande del pubblico, in un inconsueto, dinamico scambio tra le arti.

 
 
logo_civica_scuola_di_musica_claudio_abbado_2

 
 
Orla Brundrett, soprano

Ariadna Quappe Moya, cornetto e flauto dolce

Anaïs Lauwaert, violone

Margherita Burattini, arpa barocca

Punto Bawono, liuto e chitarra barocca

 
“Chiaroscuro: musica nella prima metà del seicento italiano”
Il programma che vorremo proporre intende esplorare la musica pubblicata ed eseguita durante la prima metà del seicento a Venezia, Napoli e Milano. Queste città sono stati centri propulsori molto importanti per lo sviluppo e la diffusione dell’arte pittorica e delle fonti musicali, queste ultime appartenenti al repertorio ecclesiastico e alla musica eseguita nell’ambito delle corti; per tale ragione alterneremo opere sacre a quelle profane e brani vocali a quelli strumentali. 
La sala dove ci piacerebbe suonare questo programma è la numero XXVIII, intorno al dipinto di Caravaggio nominato “Cena in Emmaus” poiché esiste un vincolo storico e stilistico fra le opere di questo emblematico autore con la musica della prima metà del Seicento. La drammaticità realistica e anche teatrale del chiaroscuro caravaggesco trova in musica un suo parallelo nella nascita dello stile recitativo e nella seconda pratica monteverdiana alla quale aderiscono molti dei contemporanei del cremonese che ritroviamo nel nostro programma.

PROGRAMMA

Giovanni Paolo Cima (c.1570 – 1622) Gustate et videte (4’)

Bartolomé de Selma y Salaverde (c. 1595 – 1638), Fantasia decima (5’)

Giovanni Battista Riccio (fl. 1609 – 1621), Regina Caeli (3’)

Giovanni Felice Sances (c. 1600 – 1679), Cangia tue voglie (3’)

Andrea Falconieri (c. 1585 – 1656), La suave melodia (3’), Il spiritillo brando (2’)
Giovanni Felice Sances (c. 1600 – 1679), Occhi sfere vivaci (5’)

 
 

Sara Zinzani, violino barocco
Bartolomeo Dandolo Marchesi, violoncello barocco
Maria Loichinger, clavicembalo
“Teatralità vivaldiana”
  
La  Veduta del bacino di San Marco dalla punta della Dogana del Canaletto (sala XXXV), perfetta prospettiva di una Venezia settecentesca immersa in una luce brillante e senza tempo, è cornice ideale alla musica di Antonio Vivaldi.
Entrambi veneziani, i due artisti incrociarono i loro destini dietro le quinte di un teatro e la pittura del Canaletto fece  da sfondo alle composizioni di Vivaldi.
Nel 1717, le sapienti mani di un allora giovane scenografo collaborarono all’allestimento di una delle numerosissime opere teatrali in musica del Prete Rosso.
In quegli anni infatti, Antoni Vivaldi era  Maestro dei Concerti e impresario del Teatro Sant’Angelo. Nel continuo tentativo di perfezionarsi, sperimentando nuove tecniche, ingaggiò quelli che erano  allora considerati i migliori  nel dipingere scenografie e fondali prospettici: Bernardo Canal e i suoi figli.
E oggi come allora, l’arte di Giovanni Antonio Canal farà da sfondo all’ arte di Antonio Vivaldi ricreando visivamente l’atmosfera e il tempo che hanno generato  questi spartiti.
(Sara Zinzani)

PROGRAMMA

Antonio Vivaldi: dalle Sonate per Violino e basso, Opera 2 (Venezia, 1709)
Sonata III (RV 14) in Re minore (Preludio-Andante, Corrente-Allegro, Adagio, Giga-Allegro)
Sonata V (RV 36) in Si minore (Preludio-Andante, Corrente-Allegro, Giga-Presto)
Sonata XI (RV 9) in Re Maggiore (Preludio-Andante, Fantasia-Presto, Gavotta-Allegro)

 
 

Stefano Grasso, percussioni
La performance prevede l’uso di percussioni, radio, campionamenti ed elettronica dal vivo.
Visto l’utilizzo di marchingegni moderni pare congruo performare vicino a opere del XX secolo; nello specifico il riferimento è ‘La città che sale’ di Boccioni (sala XXIII), opera del 1910, anno a cui risalgono le opere dei campionamenti utilizzati con il “sample player”: si tratta di una piccola radio portatile sintonizzata con interferenze su Radio Rai – filodiffusione classica, grazie alla quale i frammenti vengono mescolati tra loro, andando a creare ciclicità ritmiche-armoniche-melodiche disomogenee e semi casuali.
La parte di elettronica dal vivo è invece un kaoss pad, ovvero uno strumento collegato a tre microfoni a contatto -a loro volta collegati a piccole percussioni- che agisce su diversi parametri del suono acustico.

 
 

Alessandro Viggiano, pianoforte

“La musica romantica e l’arte italiana”
Franz Liszt fu tra i maggiori esponenti della musica romantica. Tra le sue innumerevoli composizioni pianistiche spiccano all’interno della sua produzione gli Années de pèlerinage: raccolte di brani che descrivono i vari momenti della vita dell’artista. Il secondo libro degli Années de pèlerinage è intitolato Italia poiché  tutti i brani che lo compongono si ispirano all’arte italiana. Sposalizio si ispira infatti allo Sposalizio della Vergine di Raffaello (sala XXIV), Penseroso alla statua Il Penseroso scolpita da Michelangelo, La Canzonetta del Salvator Rosa a una canzone del compositore italiano Giovanni Bononcini, i tre Sonetti del Petrarca alla poesia del poeta toscano e Après une lecture de Dante alla Divina Commedia dantesca. L’importanza che Liszt ebbe per la musica romantica si manifestò anche nella musica di autori ai lui contemporanei come Fryderyk Chopin, del quale fu amico e che dedicò a Liszt i dodici studi op 10. Dedicò invece i successivi dodici studi op 25 a Marie D’Agoult, che di Liszt fu l’amante per molti anni. Gli studi di Chopin inaugurarono una diversa tradizione e concezione dello studio per pianoforte che si elevò da composizione spesso utilizzata per fini didattici a vero e proprio brano da concerto. La tecnica pianistica e la nuova poetica che Liszt e Chopin andarono a creare con le loro composizioni fu di ispirazione per tutti i compositori della generazione successiva tra cui spiccano come pianisti e compositori Alexander Skrjabin e Sergej Rachmaninov.

PROGRAMMA

Fryderyk Chopin, Notturno op 9 n 1
Studio op 25 n 12
Franz Liszt, Ballata n 2 
Sonetto 104 del Petrarca 
Alexander Scrjabin, Studio op 8 n 9
Sergej Rachmaninov, Studio op 33 n 9

 
 

Andrea David, pianoforte

Non sarebbe forse illogico negare che se le note dei romantici si trovassero a convivere con le tempere dei teleri veneziani si assisterebbe ad un fulgido e altresì incommensurabile trionfo dell’Arte?
Un pianoforte posizionato di fronte al quadro più grande del museo (sala VIII) infatti risulta essere la sola e imperdibile occasione per sposarli entrambi.
26 m2 di tela dipinta sono pronti a mescolarsi interamente con quanti più accordi, arpeggi e acciaccature possibili così da poter anche arrischiarsi a trovare paragoni e affinità tra musica e pittura.
E dunque così come la presenza di Dante Alighieri tra gli uditori di S. Marco, oppure le cupole di Venezia e gli ondosi appennini nel contesto di Alessandria d’Egitto regalano all’opera dei Bellini un curiosissimo senso di “altro”, un complesso di significati celati, la stessa cosa accade nella musica.
Incessantemente ricca è infatti la musica Chopiniana di armonie dedite a ricordare la Polonia per esempio. Il fatto è che non ci si capacita mai purtroppo di quanto materiale implicito si nasconda dietro un’interpretazione pianistica o dietro il colore di un quadro; ma volenti o nolenti è quasi impossibile sottrarsi del tutto alle visioni, sparute e accennate sì, ma dense di significati, o meglio di emozioni. Perché poi sono quelle stesse a vincere alla fine, che fuoriescano da una tela o da uno studio di Chopin.
E poi ancora? altro da dire?
Ci sarebbe l’aria, il vento, la brezza che sembra uscire dalla cornice e adagiarsi sulla tastiera, per poi pian piano rinascere, e rivivere non in urlo, non in grido, ma in sospiro.

PROGRAMMA

Fryderyc Chopin, Notturno n.2 op.9 in mi bemolle maggiore (1829-1830)
“Aeolian Harp”, Studio n.1 op.25 in la bemolle maggiore (1836)
Studio n.2 op.25 in fa minore (1837)
Scherzo in si bemolle minore op.31 (1837)
Franz Liszt, “Un sospiro” studio da concerto n.1 (1845-1849)

Condividi

Scopri la collezione della Pinacoteca di Brera

Capolavori Catalogo delle opere Altissima definizione