Pinacoteca di Brera Informazioni
Brera/Musica
PINACOTECA DI BRERA

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21/02/2019 Pinacoteca di Brera

Brera/Musica

Terzo giovedì del mese, tre euro, tre ore di musica.
La Pinacoteca di Brera, grazie alla collaborazione con il Maestro Clive Britton, propone una serata in musica con i giovani musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado per celebrare il dialogo tra le arti e il dialogo tra i musicisti e il pubblico.

Brera/Musica Orario: dalle 18.00 alle 22.15 (chiusura biglietteria ore 21.40)

Dove: Pinacoteca di Brera

Ingresso: 3 euro

Dalle 18 alle 22.15 al costo di 3 euro sarà possibile ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e, nello stesso tempo, ascoltare gli allievi della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.
Come sempre la serata musicale offre al pubblico l’occasione di ammirare l’intera collezione, visitare le splendide sale riallestite e naturalmente ascoltare i giovani interpreti, che si collocheranno in diverse sale all’interno della Pinacoteca: la scelta del programma, anche per febbraio, scaturisce dalle emozioni suggerite dai dipinti.
Gli studenti saranno inoltre disponibili a rispondere alle domande del pubblico, in un inconsueto, dinamico scambio tra le arti.

 
 
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Orla Brundrett, soprano

Ariadna Quappe Moya, cornetto e flauto dolce

Anaïs Lauwaert, violone

Margherita Burattini, arpa barocca

Punto Bawono, liuto e chitarra barocca

 
“Chiaroscuro: musica nella prima metà del seicento italiano”
Il programma che vorremo proporre intende esplorare la musica pubblicata ed eseguita durante la prima metà del seicento a Venezia, Napoli e Milano. Queste città sono stati centri propulsori molto importanti per lo sviluppo e la diffusione dell’arte pittorica e delle fonti musicali, queste ultime appartenenti al repertorio ecclesiastico e alla musica eseguita nell’ambito delle corti; per tale ragione alterneremo opere sacre a quelle profane e brani vocali a quelli strumentali. 
La sala dove ci piacerebbe suonare questo programma è la numero XXVIII, intorno al dipinto di Caravaggio nominato “Cena in Emmaus” poiché esiste un vincolo storico e stilistico fra le opere di questo emblematico autore con la musica della prima metà del Seicento. La drammaticità realistica e anche teatrale del chiaroscuro caravaggesco trova in musica un suo parallelo nella nascita dello stile recitativo e nella seconda pratica monteverdiana alla quale aderiscono molti dei contemporanei del cremonese che ritroviamo nel nostro programma.

PROGRAMMA

Giovanni Paolo Cima (c.1570 – 1622) Gustate et videte (4’)

Bartolomé de Selma y Salaverde (c. 1595 – 1638), Fantasia decima (5’)

Giovanni Battista Riccio (fl. 1609 – 1621), Regina Caeli (3’)

Giovanni Felice Sances (c. 1600 – 1679), Cangia tue voglie (3’)

Andrea Falconieri (c. 1585 – 1656), La suave melodia (3’), Il spiritillo brando (2’)
Giovanni Felice Sances (c. 1600 – 1679), Occhi sfere vivaci (5’)

 
 

Sara Zinzani, violino barocco
Bartolomeo Dandolo Marchesi, violoncello barocco
Maria Loichinger, clavicembalo
“Teatralità vivaldiana”
  
La  Veduta del bacino di San Marco dalla punta della Dogana del Canaletto (sala XXXV), perfetta prospettiva di una Venezia settecentesca immersa in una luce brillante e senza tempo, è cornice ideale alla musica di Antonio Vivaldi.
Entrambi veneziani, i due artisti incrociarono i loro destini dietro le quinte di un teatro e la pittura del Canaletto fece  da sfondo alle composizioni di Vivaldi.
Nel 1717, le sapienti mani di un allora giovane scenografo collaborarono all’allestimento di una delle numerosissime opere teatrali in musica del Prete Rosso.
In quegli anni infatti, Antoni Vivaldi era  Maestro dei Concerti e impresario del Teatro Sant’Angelo. Nel continuo tentativo di perfezionarsi, sperimentando nuove tecniche, ingaggiò quelli che erano  allora considerati i migliori  nel dipingere scenografie e fondali prospettici: Bernardo Canal e i suoi figli.
E oggi come allora, l’arte di Giovanni Antonio Canal farà da sfondo all’ arte di Antonio Vivaldi ricreando visivamente l’atmosfera e il tempo che hanno generato  questi spartiti.
(Sara Zinzani)

PROGRAMMA

Antonio Vivaldi: dalle Sonate per Violino e basso, Opera 2 (Venezia, 1709)
Sonata III (RV 14) in Re minore (Preludio-Andante, Corrente-Allegro, Adagio, Giga-Allegro)
Sonata V (RV 36) in Si minore (Preludio-Andante, Corrente-Allegro, Giga-Presto)
Sonata XI (RV 9) in Re Maggiore (Preludio-Andante, Fantasia-Presto, Gavotta-Allegro)

 
 

Stefano Grasso, percussioni
La performance prevede l’uso di percussioni, radio, campionamenti ed elettronica dal vivo.
Visto l’utilizzo di marchingegni moderni pare congruo performare vicino a opere del XX secolo; nello specifico il riferimento è ‘La città che sale’ di Boccioni (sala XXIII), opera del 1910, anno a cui risalgono le opere dei campionamenti utilizzati con il “sample player”: si tratta di una piccola radio portatile sintonizzata con interferenze su Radio Rai – filodiffusione classica, grazie alla quale i frammenti vengono mescolati tra loro, andando a creare ciclicità ritmiche-armoniche-melodiche disomogenee e semi casuali.
La parte di elettronica dal vivo è invece un kaoss pad, ovvero uno strumento collegato a tre microfoni a contatto -a loro volta collegati a piccole percussioni- che agisce su diversi parametri del suono acustico.

 
 

Marco Drufuca, pianoforte

La musica romantica di Chopin, esule della sua patria accompagnato lungo tutta la sua vita dalla nostalgia per l’amata Polonia; le imponenti e allo stesso tempo struggenti note di Rachmaninov, assillato dal dramma di un talento compositivo non riconosciuto dai contemporanei e da una critica ingiustificabilmente spietata; così come le sottili melodie della danza della moza donosa di Ginastera che culminano in un tema all’apice della drammaticità; i temi ora malinconici ora possenti di Scriabin, nelle cui note sentiamo risuonare un forte quanto tragico senso di appartenenza e di attaccamento alla terra natia. Note, pentagrammi provenienti da luoghi, esperienze e periodi completamente diversi, che tuttavia hanno in comune una potenza drammatica fuori dall’ordinario. Autori diversi, drammi diversi che portano allo stesso struggimento, magistralmente tradotto in musica dai grandi compositori dei secoli scorsi. Una musica che parla delle profondità più recondite dell’umano, che apre panorami tanto vasti da far venire le vertigini al suo pubblico. Similmente Mantegna nell’opera San Bernardino da Siena e angeli: oltre l’apparente compostezza dell’immagine si nota una dimensione di turbamento negli sguardi del Santo e degli angeli, pur accingendosi a rappresentare un trionfale momento di gloria sceglie tonalità di colori velate; come nelle note di Chopin, Rachmaninov, Scriabin e Ginastera oltre all’apparenza trionfale e imponente si celano i più vari e allo stesso tempo simili turbamenti dell’uomo.

PROGRAMMA

Sergej Rachmaninov, Preludio op. 3 n. 2 in do# – Preludio Op. 32 n. 12 in sol#-
Aleksandr Skrjabin Improvviso Op 12 n 2
Fryderyk Chopin Studio Op. 25 n. 10
Alberto Ginastera 3 Danze argentine Op. 2 (Danza del viejo boyero – Danza de la moza donosa – Danza del gaucho matrero)

 
 

Andrea David, pianoforte

Non sarebbe forse illogico negare che se le note dei romantici si trovassero a convivere con le tempere dei teleri veneziani si assisterebbe ad un fulgido e altresì incommensurabile trionfo dell’Arte?
Un pianoforte posizionato di fronte al quadro più grande del museo (sala VIII) infatti risulta essere la sola e imperdibile occasione per sposarli entrambi.
26 m2 di tela dipinta sono pronti a mescolarsi interamente con quanti più accordi, arpeggi e acciaccature possibili così da poter anche arrischiarsi a trovare paragoni e affinità tra musica e pittura.
E dunque così come la presenza di Dante Alighieri tra gli uditori di S. Marco, oppure le cupole di Venezia e gli ondosi appennini nel contesto di Alessandria d’Egitto regalano all’opera dei Bellini un curiosissimo senso di “altro”, un complesso di significati celati, la stessa cosa accade nella musica.
Incessantemente ricca è infatti la musica Chopiniana di armonie dedite a ricordare la Polonia per esempio. Il fatto è che non ci si capacita mai purtroppo di quanto materiale implicito si nasconda dietro un’interpretazione pianistica o dietro il colore di un quadro; ma volenti o nolenti è quasi impossibile sottrarsi del tutto alle visioni, sparute e accennate sì, ma dense di significati, o meglio di emozioni. Perché poi sono quelle stesse a vincere alla fine, che fuoriescano da una tela o da uno studio di Chopin.
E poi ancora? altro da dire?
Ci sarebbe l’aria, il vento, la brezza che sembra uscire dalla cornice e adagiarsi sulla tastiera, per poi pian piano rinascere, e rivivere non in urlo, non in grido, ma in sospiro.

PROGRAMMA

Fryderyc Chopin, Notturno n.2 op.9 in mi bemolle maggiore (1829-1830)
“Aeolian Harp”, Studio n.1 op.25 in la bemolle maggiore (1836)
Studio n.2 op.25 in fa minore (1837)
Scherzo in si bemolle minore op.31 (1837)
Franz Liszt, “Un sospiro” studio da concerto n.1 (1845-1849)

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