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Brera tra Arte e Cinema<br> <em>Turner</em>
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07/06/2018 Sala della Passione, Pinacoteca di Brera

Brera tra Arte e Cinema
Turner

Un viaggio attraverso i film che hanno saputo raccontare il mondo dell’arte e dei musei.
Nel terzo appuntamento del ciclo Alessandra Novellone e Giangiacomo Schiavi presentano il film di Mike Leigh.

Brera tra Arte e Cinema<br> <em>Turner</em> Orario: 17.30

Dove: Sala della Passione, Pinacoteca di Brera

Ingresso: ingresso libero fino ad esaurimento posti

James Bradburne e Aldo Bassetti
sono lieti di invitarla al ciclo di incontri Brera tra arte e cinema, un viaggio attraverso i film che hanno saputo raccontare il mondo dell’arte e dei musei.

Turner
2014
regia di Mike Leigh

 
di Natalia Aspesi
Spesso i film biografici sono noiosissimi, finti e bugiardi, e si occupano soprattutto degli amori giovanili del personaggio. Se poi si tratta di un pittore, sono guai: quando non bacia le sue dame (o nel caso di Bacon, i suoi ragazzi), sbatacchia il pennello sulla tela in preda alla creatività, con pessimi risultati. Se Mr. Turner è tanto affascinante è perché, diretto dall’inglese Mike Leigh, racconta di un grande artista (e chiunque abbia fatto un viaggetto a Londra ha visto l’abbondanza delle sue opere alla Tate Britain che possiede anche molti suoi disegni erotici), negli ultimi anni della sua vita (morì nel 1851 a 74 anni), un vecchio particolarmente brutto e scostante, circondato da donne altrettanto malandate, e la cui sola ragione di vita è disegnare e dipingere tempeste, naufragi, incendi, nebbiosi paesaggi inglesi, cieli rossi veneziani, selvagge campagne olandesi, e qualche scena mitologica, tipo Apollo sconfigge il drago: oppure il primo treno a vapore o i mercanti di schiavi che buttano a mare i moribondi. Si tratta della grigia vita di un genio in là con gli anni, vissuto nell’epoca georgiana e poi in quella vittoriana, cresciuto al tempo dei costumi libertini, che non abbandona poi negli anni conformisti e ipocritamente pudichi.
Il cinema inglese ha la fortuna di avere grandi attori anche per i ruoli minori: e poi magnifici protagonisti come Timothy Spall, che ci riporta davvero indietro di due secoli negli abiti sgualciti e forse puzzolenti (ci dorme dentro), di Joseph Mallord William Turner. E più che parlare, grugnisce, borbotta, bofonchia, oppure tace, chiuso nel suo disinteresse per gli altri. Gli esperti dicono anche che i dialoghi del film sono non nell’inglese di oggi, ma in quello dickensiano: doppiandolo in italiano (perché non possono bastare i sottotitoli?), si perderà parte della sua bellezza. Il pittore vaga per l’Europa col suo taccuino, su cui schizza i paesaggi o gli eventi che poi in studio dipingerà, e il film inizia con una bellissima inquadratura del verde della campagna olandese, dove lui come sempre, incurante degli umani, è tutto preso dalle sfumature del cielo. A casa lo aspettano il padre, un tempo barbiere (la madre è morta pazza) e ora suo affettuoso assistente, forse la sola persona che Turner ami, e Hanna, la miserevole governante, malata di scrofolosi, che ogni tanto, senza parlare, lui schiaccia contro un mobile e da dietro la prende, in assoluta indifferenza.
Nella sua vita le donne sono un ingombro. Oppure un’ispirazione professionale, come la giovane prostituta di un bordello, o un temporaneo errore, come la moglie Sarah: ennesima bruttona incattivita, da cui ha avuto due figlie. L’unica cui è affezionato è la vedova Booth, padrona di una pensioncina a Morgate sul mare. Nel suo studio dipinge, sputa sulla tela per sfumare i gialli solari e i profondi blu con le dita, anche nella grande mostra annuale alla Royal Academy dove prende in giro l’altro celebre artista del paesaggio, Constable. Ma anche la fama di Turner si sta offuscando e il solo a difenderlo è il giovane, verginale e presuntuoso John Ruskin, critico d’arte ma anche pittore che lo imita. Alle successive mostre lo prendono in giro e la giovane e minuscola regina Vittoria accompagnata dall’imponente marito principe Albert davanti alle sue marine esprime a voce alta il suo disgusto. Il vecchio pittore viene ridicolizzato. Si sta ormai affermando un gruppo di giovani, che nei quadri riproduce figure quasi rinascimentali: i Pre-Raffaelliti. Così un’arte che ritorna all’antico sconfigge quella di Turner, quasi impressionista. Certo Turner è un film molto inglese, nella semplicità della storia e, pare, nel rispetto della verità di Turner: le immagini sono magnifiche, magnifica la ricostruzione di luoghi e costumi, e rara la capacità di Leigh di farci vedere tempi e luoghi come li vedeva lo stesso Turner.

 
 

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